Il Tirreno

Livorno

Ecco alcune diffuse definizioni di livornesita'

2 MINUTI DI LETTURA





La generosità unita al provincialismo. Le macchie di luce fra le tamerici all'Ardenza e le luci del tramonto. La vis polemica. Il sentirsi tutti dei grandi geni creativi. Una profonda ignoranza travestita da arroganza.
L'allegria. La cucina "povera" ma ricca di sapori. L'amore per lo sport o per quasi ogni attività sportiva.
L'essere pottaioni anche se con solo due centesimi in tasca oppure le cambiali scadute. L'essere figli di mammà! L'essere rumorosi e coloriti nei modi di fare all'insegna dell'eccesso nel bene e nel male. L'essere di grande compagnia, detestando stare da soli! La sincerità. L'epicureismo. L'anarchia. L'ironia, volutamente sempre un po' sboccata. Il lungomare affollato ad ogni ora da persone di ogni età. L'odore dell'acqua del porto. Il libeccio. Le barzellette. La Madonna di Montenero. La litigiosità subito sedata con un ponce. La tuttologia. Il turpiloquio.

LA LIVORNESITA' SECONDO ALCUNE GRANDI PENNE

Aldo Santini (giornalista): Livorno è l'unica città americana del Mediterraneo nel senso di città da Nuova Frontiera. Il livornese non parla: urla; non discute: aggredisce; non accenna: gesticola; non ama: perde la testa; non passeggia: si esibisce. non mangia: si abbuffa; non investe: spende per godersi il proprio denaro, quando ce l 'ha.

Carlo Coccioli (poeta) Livorno somiglia al gran capo pellerossa di Jean Cocteau: un poco troppo non ci è sufficiente si vuol di più, si vuol di più…. A Livorno non ci si annoia perché si inventa.

James Fenmore Cooper, quello dell'Ultimo dei Mohicani, scrisse che Livorno è pervasa da un'atmosfera di commercio che ci prende tutti.

Per il grande Dickens di Davide Coppefield Livorno è una città prospera e concreta dove l'ozio è spazzato via dal commercio. I regolamenti che vi vengono osservati sono illuminati e liberi.

Curzio Malaparte: Oh le belle livornesi in piedi sulle porte delle case e delle botteghe, e parlano tra loro a voce alta d'uomini, di bambini, di navi.

Giorgio Caproni ha scritto come sua moglie rimase colpita dall'affetto che i livornesi esternavano per le madri altrui, a lettere cubitali. Si stupiva per la loro delicatezza d'animo che faceva a pugni con la loro ostentata volgarità.

Giorgio Bocca: Ma il vento fresco che viene dal mare pulisce la rabbia povera della città, il salso medica di continuo le sue ferite. Il vento del mare sale per i canali.

Pier Paolo Pasolini: Pei grandi lungomari disordinati, grandiosi, c'è sempre un'aria di festa, come nel meridione: ma è una festa piena di rispetto per la festa degli altri.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web