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indagine ghiaccione

«Continuiamo a sognare quelle case»

COLLESALVETTI. «Quello che vogliamo è che alla fine le nostre famiglie entrino davvero in possesso delle tanto agognate case. Anche perchè il dramma che stiamo vivendo è enorme». Le famiglie che tra...

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COLLESALVETTI. «Quello che vogliamo è che alla fine le nostre famiglie entrino davvero in possesso delle tanto agognate case. Anche perchè il dramma che stiamo vivendo è enorme».

Le famiglie che tra il 2006 e il 2008 sono entrate nell’incubo del Ghiaccione, comprando le case del lotto 4 del complesso mai portato a conclusione, stipulando contratti preliminari con la Carolina srl, attraverso l'immobiliare Edilcentro, continuano a sperare nelle indagini di carabinieri e procura, e allo stesso tempo continuano a sognare. Innanzitutto che quell’incubo iniziato sei anni fa finisca: «Abbiamo raccolto tutti i nostri risparmi, le nostre liquidazioni e venduto le nostre case, per reperire i fondi che abbiamo investito nelle abitazioni del Ghiaccione con la speranza di coronare quell'umano sogno di vivere tranquilli vicino hai nostri figli e veder crescere i nostri nipoti giorno dopo giorno - raccontano -. Oggi ci stiamo rendendo conto che tutte le nostre aspettative e i nostri desideri potrebbero venir disattesi e, come se non bastasse, siamo costretti ad abitare in appartamenti in affitto o in abitazioni messe a disposizione da parenti o amici, viviamo in spazi limitati (5/6 persone in meno di 50 metri quadri) con nipoti e figli che dormono insieme a nonni e genitori; c'è chi addirittura si è dovuto trasferire all'estero da parenti».

E’ un dramma umano che le famiglie accettano di raccontare, descrivendo situazioni disperate: «Abbiamo perso la nostra serenità quotidiana, ci sono persone che sono dovute ricorrere a cure mediche per poter affrontare tutta questa situazione.

Abbiamo sentito la necessità di raccontare il nostro dramma dopo anni di sofferenze e silenzi, con la estrema speranza che ci sia una giustizia morale, oltre che terrena, che possa far terminare al più presto questo incubo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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