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Livorno

Ma i giocatori potevano portare dei soldi

Ma i giocatori potevano portare dei soldi

Se BL avesse almeno una squadra giovanile riscuoterebbe il parametro di Fantoni, Giachetti & co.

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LIVORNO. C’è una situazione paradossale dietro la morte clinica di Basket Livorno. La società al momento è ancora affiliata alla Fip, ma essendo in liquidazione ovviamente non svolge attività sportiva. Tutti i giocatori usciti da BL in tempi recenti (i vari Garri, Giachetti, Cotani, Fantoni, Cantagalli, Pieric, Vannini e altri) avrebbero potuto portare ogni anno dei soldi alla società stessa se almeno una squadra giovanile nel frattempo fosse andata in campo con i colori e la denominazione Basket Livorno. Perché la Federazione riconosce ad ogni stagione dei parametri su ogni giocatore (15% del totale come “premio di addestramento” per chi l’ha tesserato da under 13 e l’85% come “premio di reclutamento” quando si è svincolato a 21 anni) a seconda del campionato nel quale milita. E le cifre non sono irrisorie: 11500 euro per chi gioca in serie A, 9.750 in Legadue, 9200 in DnA, 7450 in DnB, 4000 in DnC, 1400 in serie C regionale e 350 euro in serie D.

Soldi che vengono congelati se la società in questione ha dei lodi con tesserati o finiscono direttamente dalle casse della Federbasket stessa se un club scompare o fallisce. E ogni anno, vista la drammatica situazione in cui versa la pallacanestro italiana, sono cifre importanti. BL ha avuto per lungo tempo un contenzioso con i giocatori e gli altri componenti dello staff tecnico, ma con loro dopo una lunga trattativa si è arrivati a una transazione economica attingendo dal denaro reperito dal Comitato di Salvezza del basket (Alberto Uccelli, Sergio Russo, Fabrizio Giusti). Poi ci sono stati dei lodi – uno anche intentato da Daniel Kickert, giocatore australiano in maglia amaranto nel 2006-07 – però tutti sono stati onorati. Dunque da un punto di vista federale Basket Livorno teoricamente è a posto, quindi nella condizione di poter riscuotere i premi dai vari giocatori usciti da qui e ancora attivi. A occhio e croce sono circa 60-70mila euro all’anno che potrebbero servire per pagare a rate l’Agenzia delle Entrate e, in subordine, qualche altro creditore. Una goccia nell’oceano, certo, ma pur sempre denaro fresco che sarebbe arrivato. Invece ora con il cratere di oltre due milioni di euro di debiti non pagati lo spettro del fallimento diventa sempre più incombente. (re.mar.)

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