La protesta
La grande tragedia e le piccole storie Il viaggio dei ricordi
Le vite, le case, le famiglie di alcuni parenti delle vittime Che si incontrano, si scontrano, lottano per la verità
LIVORNO. Se gli striscioni, le commemorazioni, gli appelli che da 21 anni gridano il desiderio disperato di verità fanno comunque rabbrividire le coscienze, entrare oggi, dopo tutto questo tempo, nelle case e nei ricordi di chi quella tragedia non potrà davvero mai dimenticare fa male al cuore e rende tutto più maledettamente facile da capire, dà un volto al tormento, un perché a debolezze e differenze, paure e rimozioni. E non è un caso che alla proiezione (ieri in anteprima ai Quattro Mori) del docu-film “Ventanni, storia privata del Moby Prince” la commozione diventi una nuvola carica di tanti personali dolori che avvolge tutto e unisce nello strazio. In platea molti dei parenti delle vittime di quella strage che ancora oggi non ha una verità («e la verità lenisce il dolore») e anche una nutrita rappresentanza delle vittime della strage di Viareggio, che con l’Associazione 140 fondata da Loris Rispoli hanno stretto un combattivo sodalizio e ora sono qui, a testimoniare la loro vicinanza. E anche la comunione d’intenti, non dimenticare e capire, «capire perché - spiega tra le lacrime la madre di una ragazza morta nella terribile esplosione del treno a Viareggio - io tutti i giorni devo andare al cimitero a trovare mia figlia che dovrebbe essere viva e invece non c’è più, un’ingiustizia che non accetto, dobbiamo gridarlo e film come questo aiutano a ricordare e farci continuare a lottare».
Lottare, come fa Loris Rispoli, fratello di una delle vittime intrappolate nel Moby e anche uno dei protagonisti del docu-film, «perché l’ho giurato davanti al corpo carbonizzato di mia sorella e a tutti quei lenzuoli bianchi stesi a terra sui cadaveri . Cercherò la verità finché avrò fiato...».
Rispoli è stato scelto dagli autori del docu-film (regia di Francesco Sanna) insieme ad altri tre familiari delle vittime di quel disastro che resta inspiegabile. Quattro personaggi tanto diversi, anche divisi in questi durissimi 21 anni di battaglie, che pure la cinepresa riesce a mettere insieme entrando nella loro intimità, viaggiando insieme a loro, facendo spola tra Livorno e la Sardegna.
Eccoli quindi questi quattro uomini dai destini incrociati. Rispoli, modi e generosità labronici, capace persino di buttar lì qualche battuta, l’anima della guerra che ancora non è vinta. Poi c’è Angelo Chessa, figlio del comandante del Moby,Ugo, vittima anche lui di quell’assurda collisione: razionale, anche brusco, fondatore di un’altra associazione, la “10 aprile”, spesso in disaccordo (e il film lo testimonia) con gli altri, accusato di voler solo difendere l’onorabilità di suo padre. Gli altri due sono ex bambini che quel 10 aprile hanno perso il padre o entrambi i genitori: Giacomo Sini, livornese, e Matteo Filippeddu, sardo, due altre storie così uguali eppure così differenti che si specchiano e si incontrano nella cinepresa e nell’oggi che non fa sconti alla memoria.
Tutto inizia, e si usa l’espediente delle scatole cinesi, film nel film, finzione che è tutta reale eppure persino avvincente, in una piccola sala dove alcuni familiari delle vittime del Moby Prince guardano un film raccontare le loro storie, a vent'anni dalla tragedia. Mauro, che nel disastro ha perso i genitori (e struggenti sono i video che li ritraggono, felici, prima del viaggio mortale), si é ricostruito una famiglia serena. Ce la fa conoscere, moglie e figlioletto che non si negano all’obiettivo in una Sardegna fiera e bellissima. Da qui partiranno, lui e la moglie, perché Mauro, che non ha mai voluto indagare troppo su quella vicenda che gli ha cambiato la vita («non ho mai chiesto niente neppure ai miei zii che effettuarono il riconoscimento...») vuole finalmente superare la rimozione e affrontare un tabù: partecipare alla giornata di commemorazione della tragedia e conoscere gli altri familiari delle vittime. Li scopre sconfitti, divisi e impegnati in percorsi differenti di rivendicazione, sotto la guida di due leader: Loris e Angelo. Vent'anni dopo il Moby Prince Loris difende la memoria della vicenda e si unisce ad altre associazioni di familiari di vittime delle stragi italiane per un percorso comune di lotta. Angelo, invece, cerca ancora quella verità giudiziaria in grado di confutare le responsabilità del padre (comandante del traghetto) rispetto alla tragedia e consentirgli così di superarla emotivamente. Spettatori nella piccola sala, Loris e Angelo vedono il loro racconto di vent'anni di incomprensioni e la vita dell'altro che finora non hanno mai potuto vedere. Intanto Mauro cerca di mettere insieme i pezzi di questi 20 anni di storia attraverso le voci e le scelte di Loris, Angelo e di Giacomo: la rabbia per l'ingiustizia subita, la ricostruzione dell'iter giudiziario, i misteri della vicenda ancora insoluti e gli effetti di un dolore mai lenito da verità e giustizia. Finita la proiezione Giacomo, Angelo e Loris si confronteranno per la prima volta in un intenso dialogo finale su scelte passate e possibilità future.
Il film è prodotto da Mediaxion Società Cooperativa e realizzato con la partecipazione della Regione ed il contributo di Unicoop Tirreno, Porto Livorno 2000, Autorità Portuale, Camera di Commercio e Banca Popolare Etica, con il sostegno di Comune di Livorno - Film Commission, in collaborazione con Associazione 140 e Associazione 10 aprile.“Ventanni ,storia privata del Moby Prince” sarà proiettato questa sera presso il Laboratorio di quartiere Ska di via Pannocchia 71 (zona Stazione-Colline) alle ore 21.30.
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