Il dolore
Cosimi: «È l’ora di dare risposte»
Una giornata “Per non dimenticare”, cerimonia in Comune e il pomeriggio corteo fino al porto
LIVORNO. «Qualcuno continua a ripetere "datevi pace", ma ci sono 140 morti che chiedono giustizia e ancora nessun colpevole, quindi rassegnatevi voi, non possiamo considerare chiusa questa vicenda e accettare che ci venga messa una pietra sopra». Sono le parole di Loris Rispoli, associazione "140" Familiari delle Vittime Moby Prince, intervenuto ieri mattina a Palazzo Civico per l'apertura delle celebrazioni del ventunesimo anniversario della tragedia. Era il 10 aprile 1991 quando la nave passeggeri entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo. Nel rogo morirono 140 persone. «Ogni anno cerchiamo di mantenere vivo non solo un ricordo personale – esordisce il sindaco Cosimi – ma soprattutto la memoria collettiva di questa tragedia, che ha bisogno di essere ricordata perché ancora dobbiamo raggiungere la verità». La commemorazione, in una sala consiliare gremita, è stata la prima delle iniziative della giornata "Per non dimenticare". «La verità – continua - non darà sollievo a coloro che quella notte hanno perso i propri familiari ma darà dignità alle istituzioni. E adesso, dopo 21 anni è giunto il momento di chiedere che sia fatto un passo avanti. Sono troppe le cose oscure che rimangono sullo sfondo in questa nazione e siccome quando si vuole si trova tutto, ho l'impressione che sarebbe veramente ora di aprire i cassetti e tirare fuori delle risposte». Poi è stata la volta di Loris Rispoli: «Ricordo il messaggio di un amico – interviene – che mi invitava a non lasciarmi scoraggiare dal tempo che passa. È il tempo trascorso a diventare perno della svolta, perché più forte di quel muro di gomma e di omertoso silenzio che ho spesso incontrato, più forte delle coscienze che portano dentro il peso di 140 morti». «Quella del 10 aprile non è una commemorazione rituale o retorica – conclude - ma la richiesta di verità e giustizia, un modo per ricordare alla città che siamo ancora in attesa di risposte. Sono state fatte le ipotesi più assurde che hanno contribuito solo a creare disordine, tutti sanno chi sono i responsabili, basta seguire con attenzione l'iter processuale»". A prendere la parola è stato poi il giovane Giacomo Sini, «figlio – dice – di una delle persone "uccise", perché è il momento di dire le cose come stanno». Nel suo sentito intervento, Sini ha puntato il dito contro «coloro che si adoperano affinché la vicenda cada nel dimenticatoio, in un terrificante gioco di coperture reciproche». Nel pomeriggio corteo insieme ai parenti delle vittime di Viareggio fino al porto per lanciare rose in mare.
Subito dopo la cerimonia, in una sala attigua a quella consiliare, è stata scoperta l'installazione di Jacopo Da San Martino "Non Viaggio" realizzata in memoria delle vittime del Moby Prince. Si tratta di un tavola di grandi dimensioni - a matita e toner - con al centro l'immagine, o meglio la sagoma, della nave distrutta dal rogo. La tavola è divisa il 20 riquadri, tanti quanti sono gli anni passati dalla tragedia. Davanti al quadro, posizionati a terra, 140 frammenti di legno, a ricordare il numero delle vittime. L'opera è stata esposta anche alla Biennale di Venezia.
Martina Corirossi
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