Il Tirreno

Livorno

«Il bilancio è in piedi, farmacie in vendita per poter investire»

L’assessore Valter Nebbiai non ci sta a finire sulla graticola e va al contrattacco: non è vero che i numeri sono in affanno

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LIVORNO. «Questo bilancio non ha né buchi né sofferenze: in affanno? Macché...». L’assessore Valter Nebbiai ha un pedigree democristiano doc ma non ci sta a farsi mettere sulla graticola dei martiri. Soprattutto adesso che, dovendo fare i conti con i conti, c’è da trovare un Cireneo sulle cui spalle buttare il peso della croce. Soprattutto adesso che il tam tam di Palazzo civico insiste a dire che la vendita delle farmacie è indispensabile per rattoppare il bilancio che zoppica...

Probabile che Nebbiai sogni di mangiare il fegato a questo o quello («chi sostiene che i conti non sono in ordine o non sa di cosa parla o lo fa in malafede o cerca di sare uno scossone politico»). E tuttavia, nel solco della tradizione moderato-scudocrociata, anziché sbracciarsi in una girandola di controaccuse politiche, affida a un profilo “tecnichese” la difesa del proprio operato. A cominciare dal fatto che i parametri del “suo” bilancio rigano dritti come fusi: ad esempio, la spesa per il personale (47 milioni) «è al 36%, dunque inferiore alla soglia di rischio che il governo vede nel 40%».

La parte corrente ha un volume di 140 milioni: con il governo che taglia i trasferimenti per una cifra pari a 16,5 milioni e la Regione per un altro 1,3.

«Dunque, se togliamo gli stipendi – afferma – è su circa 90 milioni che si può cercare di eliminare gli sprechi. L’abbiamo fatto: tagliando spese per 9 milioni dal 2009. Poi di fronte a una simile riduzione dei trasferimenti non resta che giostrare con l’Imu: lo dico ben sapendo che averla anticipata è una Waterloo per la finanza di Stato. Si potrebbero evitare queste tasse? Certo, basta però evitare ogni demagogia: scegliamo una idea di amministrazione che faccia a meno di ogni intervento nella cultura, ecco che il Comune spende meno e dunque tassa meno. Ma credete che sia una scelta sensata?».

Nebbiai, insomma, vuol mettere un punto fermo: per la parte corrente il bilancio è «sano, solido e predisposto da ufficipiù che competenti».

«Vendere le farmacie – puntualizza – è una scelta non per tenere in piedi i conti ma per evitare che si riducano bruscamente gli investimenti». Le rate per pagare i mutui inghiottono il 2,5% del bilancio, dunque «assai al di sotto della soglia-limite dell’8%». Sta per calare ( il sipario anche sul vecchio trucco che tutti i Comuni adottano: pescare le risorse dagli oneri incamerati dall’edilizia. «Li abbiamo già ridotti da 10 milioni a uno (e forse nemmeno quello) e anche per gli introiti da aree Peep non li abbiamo messi nei conti perché la delibera è all’orizzonte ma non è ancora nero su bianco». Risultato: se non si vuole che gli investimenti scendano di colpo da 22 a 4,5 milioni di euro, «non resta che vendere qualcosa». Probabilmente qualche immobile (ma al riguardo l’assessore non si sbottona neanche un po’), ma soprattutto «proprietà non strategiche»: logico che le farmacie siano in testa alla lista.

«Far uscire i Comuni dai servizi è anche un orientamento del governo», dice Nebbiai. E aggiunge: «È uno sbaglio farcelo fare così in fretta: dovrebbero darci un po’ di tempo per rimettere in sesto queste società nate in un’epoca in cui si privilegiavano le assunzioni e dunque, avendo risultati di bilancio poco sfavillanti, c’è il rischio di finire per metterle sul mercato a basso prezzo facendo fare un grosso affari a eventuali grandi gruppi. Potrebbe essere invece, per i dipendsenti, una occasione d’oro: irripetibile».

Mauro Zucchelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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