Gioco
Bilancio in affanno: Cosimi vuole vendere le farmacie comunali
Il personale che ci lavora avrà il diritto di prelazione Il valore ipotizzato è di 15 milioni. Sindacati in allarme
LIVORNO. Inversione di rotta: il Comune ha deciso di vendere le farmacie pubbliche. Il sindaco lo ha annunciato pochi giorni fa ai sindacati che rappresentano i sessanta lavoratori delle nove strutture che oggi sono gestite da Farma.Li, la società che le ha ereditate da Liri. «Cosimi - riferisce Pieralba Fraddanni (Filcams-Cgil) - ci ha comunicato che per ragioni di bilancio, considerando i vincoli del patto di stabilità e i tagli alle risorse, l'amministrazione procederà alla cessione totale». I tempi sarebbero strettissimi: «Il sindaco ha detto di voler chiudere la partita entro giugno. Ai farmacisti che ci lavorano è riservato un diritto di prelazione». Cosimi conferma che «le procedure sono già molto avanti: potremmo procedere alla vendita diretta della società e delle farmacie, oppure i farmacisti potrebbero consorziarsi o creare una società con il Comune che manterrebbe una quota del 20%».
Ma dopo l’assemblea organizzata venerdì sera alla Camera del Lavoro, l’ipotesi che possano essere i farmacisti a rilevare le attività appare remota. «Stiamo parlando – riprende Fraddanni – di cifre molto alte (il valore delle nove farmacie si aggirerebbe intorno ai 15 milioni di euro) e nessuno ha manifestato la volontà di farsi avanti». Così ad entrare in gioco sarebbero le multinazionali. Ecco perché, con possibili agitazioni e una serie di incontri che partiranno martedì, «chiederemo che nelle procedure che attiverà il Comune siano previste clausole di salvaguardia dei posti di lavoro e delle retribuzioni».
Il dibattito sulla possibile privatizzazione delle farmacie è andato avanti per mesi poi, il 7 ottobre del 2010, l'allora assessore alle partecipate, Claudio Ritorni, annunciò in commissione che le strutture sarebbero rimaste pubbliche e che grazie a una convenzione tra Asl e Comune sarebbero diventate in una sorta di mini distretti sanitari. Una scelta politica (proprio per il loro ruolo socio-sanitario) ed economica perché, si disse, «per effetto della finanziaria e della manovra Tremonti non sono più così appetibili». «Con la liberalizzazione – polemizzano ora i sindacati – a Livorno potrebbero aprire altre 4 o 5 farmacie: perché un eventuale acquirente dovrebbe scegliere di comprarle dal Comune? Oggi sono ancora meno appetibili». Ma Cosimi controbatte che «la legge nazionale spinge a privatizzare i servizi». E, soprattutto, con i bilanci che soffrono, «dobbiamo fare delle scelte».
«In ogni caso – chiudono i sindacati – i lavoratori negli ultimi mesi hanno sopportato carichi extra alle stesse condizioni: dobbiamo tutelarli». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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