Gioco
«Doppio incarico al consulente» Ombre sulla perizia Limoncino
Il presidente e il legale: mentre era impegnato con la Procura il Comune gli ha affidato un lavoro E la Provincia prende altri trenta giorni per consegnare gli atti richiesti dal Comitato
LIVORNO. Due istanze di accesso agli atti, una al Comune e una alla Provincia di Livorno. Due risposte che non hanno soddisfatto il comitato del Limoncino. Così Rosaria Scaffidi, leader del movimento, e l'avvocato Patrizio Rossi tornano ad accusare i due enti. «Abbiamo chiesto al Comune di poter visionare l'atto con il quale un ingegnere, consulente tecnico d'ufficio della Procura per il caso della discarica del Limoncino, è stato incaricato dal Comune di occuparsi dei lavori di consolidamento a Quercianella».
Una richiesta lecita che apparentemente sembra non avere nessun collegamento diretto con il comitato anti-discarica. Ma i componenti del comitato, per voce del loro legale sollevano alcuni dubbi. «L'ingegnere Massimo Losa - spiega l'avvocato Rossi - era stato nominato dal giudice Roberto Urgese come consulente tecnico per procedere ad alcuni accertamenti in via del Limoncino: nei primi giorni di febbraio quindi, quando è stato incaricato di occuparsi dei lavori di Quercianella, stava svolgendo il proprio ruolo di consulente sul caso della discarica di Monte La Poggia in cui Provincia e Comune sono parte in causa. Da qui la nostra preoccupazione - chiosa l'avvocato - che possa venire meno quella imparzialità necessaria per una consulenza».
Come da incarico da parte del giudice, l'ingegner Losa, era stato chiamato a verificare se via del Limoncino «fosse idonea al passaggio dei camion e se potessero essere recati danni ai proprietari di case e appezzamenti di terreno».
«La consulenza non è ancora finita - precisa il legale - e il 12 aprile ci sarà un’udienza nella quale chiederemo di rinnovare l'incarico di consulente. Valuteremo poi se procedere con un'azione legale». Il Comune ha comunque risposto all'istanza allegando il capitolato per la prestazione del servizio di ingegneria.
Altra istanza di accesso, quella rivolta alla Provincia, altra risposta che non ha convinto. «La fine dei lavori risale all'ottobre 2011 ma da quel momento non siamo venuti a conoscenza dei contenuti degli atti prodotti dall'ufficio, né di quali siano state le modifiche al progetto iniziale, né se queste siano state sottoposte all'autorizzazione ambientale. Per questo - spiega Rossi - ci siamo appellati alla legge facendo richiesta di accesso agli atti».
Ma la risposta arrivata da Palazzo Granducale non convince: «la Provincia si è presa una proroga altri 30 giorni per rispondere, eludendo anche un'altra nostra perplessità relativa alla Via (valutazione impatto ambientale) che a nostro avviso è decaduta, dopo tre anni, il 7 novembre del 2011". Anche in questo caso l'avvocato non ha intenzione di fermarsi. "Valuteremo se sia il caso di procedere con una diffida verso il nuovo dirigente dell'ufficio ambiente della Provincia e, nel caso, di presentare un esposto in procura».
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