Gioco
Case per sfrattati, patto vescovo-Rossi
La Regione disposta ad accollarsi la metà della spesa per sistemare un edificio nel rione Venezia
LIVORNO. La Regione è disposta a dare una mano alla diocesi per far decollare il progetto che prevede di riusare in favore di sfrattati e gravi casi di disagio sociale gli ex uffici della Provincia in via Sant’Anna, alle spalle della chiesa di San Ferdinando, e di proprietà dei padri trinitari.
«È stato il governatore Enrico Rossi a mettere a disposizione sia le proprie strutture sia la metà dei fondi necessari», confermano dal quartier generale del vescovado. Con una sottolineatura che riguarda i tempi: «Dopo Pasqua arriveranno i tecnici inviati da Firenze per compiere i sopralluoghi». Stando a quanto riferiscono fonti ecclesiali, Firenze si è offerta di mettere mano al portafogli tanto nel caso che l’edificio venga preso in affitto come in quello di un acquisto.
La Chiesa livornese ne sta facendo quasi un tormentone: di nuovo alla carica sull’emergenza abitativa. Le antenne ecclesiali sulla frontiera del disagio sociale dicono che «è indispensabile intervenire: è una situazione che va affrontata con energia».
E qui salta fuori la dichiarazione del vescovo che dà l’ok, in casi estremi, anche allo strumento della requisizione degli alloggi sfitti: non è singolare che lo dica un vescovo? Giusti non ci sta a passare come il “vescovo rosso” all’avanguardia ma isolato: «Non faccio altro che far riferimento alla dottrina sociale della Chiesa», dice. Poi aggiunge: «Ad esempio, nel Compendio della dottrina sociale, firmato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, l’articolo 178 parla del “dovere da parte dei proprietari di non tenere inoperosi i beni posseduti”. Tradotto: al primo posto viene il bene comune. E il Pontificio Consiglio per la Famiglia, nella “Carta dei diritti della famiglia” sottolinea all’articolo 11 il diritto a “una decente abitazione”».
Il vescovo tiene a ribadire che «questo è il pensiero della Chiesa». È vero – ammette – che «non tutti lo conoscono, forse anche fra i cattolici impegnati in politica la si dovrebbe conoscere meglio per poterli concretizzare davvero nella azione politica».
Ma il vescovo-architetto non immagina che da domattina si inizi una sfilza di requisizioni: «Ovvio che, prima di requisire, si debbano usare gli strumenti ordinari. In parte lo si sta facendo: ex Lamarmora, affitti concorati, verifiche Casalp anti-furbetti. Se tutto questo non basta il sindaco ha il dovere morale di andare dal prefetto e invitarlo a requisire. Mi domando: davvero è stato fatto tutto prima di raggiungere a questi strumenti eccezionali?». Da questa domanda in realtà consegue, secondo Giusti, un secondo punto interrogativo: forse non si è andati a chiedere di requisire perché resta ancora qualcos’altro da fare nella “normalità”? Lo si faccia: vedo buoni segnali, ma non sufficienti o non abbastanza veloci».
Sì, ma invece di buttare la croce addosso agli altri, la Chiesa cosa fa in concreto? Il presule prende la palla al balzo per indicare una serie di tasselli del puzzle. Uno: il progetto con la Regione su via Sant’Anna. Due: in via Donnini la realizzazione di 15 mini-alloggi più una scuola dei mestieri («edificio della diocesi, soldi della diocesi, gestione della Fondazione Caritas: nei prossimi giorni il via all’appalto e, se non saltano fuori intoppi, a settembre è pronto»). Tre: in Corea nascerà una Cittadella della Carità in tandem con le suore, aggiungendo all’aiuto sanitario le docce e il guardaroba.
Ma cosa manca? «Non i soldi: utilizzeremo l’8 per mille, fondi diocesani e donazioni. Quel che non abbiamo – dicono in curia – sono le convenzioni: manca soprattutto un accordo complessivo. Eppure mettiamo a disposizione servizi a bassissimo costo: faremmo risparmiare al Comun e molti fondi destinati al sociale. Non si comprende come mai talvolta con Palazzo civico non si riesca a passare dalle belle enunciazioni ai fatti operativi concreti».
Mauro Zucchelli
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