Gioco
«Perquisita all’alba, i miei figli sotto choc»
Una delle indagate per la presunta maxi truffa a Ghiaccione: l’ottica aperta con soldi puliti
LIVORNO. «Lunedì i carabinieri mi hanno suonato alla porta di casa alle 6 del mattino, a quell’ora i miei due figli piccoli ovviamente dormivano e di conseguenza sono stati svegliati e hanno subito un trauma di cui il mandante della perquisizione dovrà rispondere».
L’altra faccia della presunta maxi truffa immobiliare da tre milioni di euro ai danni di una decina di famiglie a Ghiaccione, appena fuori da Collesalvetti, è nel racconto che Simona Cerrai, 44 anni, indagata con il marito, Attilio Petrillo, e altre sei persone, affida al suo legale l’avvocato Pier Luigi Chelini che annuncia di aver fatto «richiesta di dissequestro di tutti gli oggetti acquisiti dalla Procura».
«La signora Cerrai – spiega in una nota Chelini – si dichiara ed è completamente estranea ad ogni evento, azione o omissione relativo ai fatti che le vengono contestati». La quarantaquattrenne si dice «esterrefatta» per i reati che le vengono contestati. Il pubblico ministero Luca Masini, nel decreto di perquisizione, ipotizza a vario titolo agli otto indagati, le accuse di truffa aggravata in concorso, estorsione e di aver impiegato denaro di provenienza illecita.
Al centro dell’indagine dei carabinieri sono finite quattro società, tra cui la Benedo Srl di cui Simona Cerrai è titolare e attraverso la quale nei mesi scorsi ha apeto un negozio di ottica in via Marradi, attività perquisita dagli investigatori durate i controlli effettuati lunedì mattina. Secondo gli inquirenti, infatti, i soldi, circa 1,8 milioni di euro, che i costruttori e il marito della donna avrebbero ottenuto tramite la fideiussione bancaria firmata da alcuni acquirenti sarebbero finiti anche nella società di famiglia.
È su questo punto che il legale della donna critica le accuse della Procura. «La contestazione che viene fatta alla mia assistita – scrive – è fantasiosa. È un’accusa gratuita visto che il pubblico ministero avrebbe dovuto preliminarmente, e poteva farlo, accertarsi che il negozio di ottica, unica attività riconducibile alla Benedo srl, era stato finanziato direttamente ed esclusivamente attraverso l’accensione di un mutuo di 200mila euro e non certamente con denari fantasiosamente definiti di altra provenienza».
L’indagine della Procura sulla presunta truffa immobiliare era scattata alla dello scorso anno dopo un esposto denuncia da parte di una decina di famiglie che tra il 2006 e il 2007 avevano acquistato su carta altrettante abitazioni senza venissero mai ultimate e quindi consegnate. In tutto – secondo gli inquirent i – le due immobiliari e la ditta costruttrice si sarebbero messi in tasca circa 1,2 milioni di euro. A questi vanno aggiunti poi quelli ottenuti tramite la fideiussione bancaria ottenuta dalla Cassa di Risparmio di San Miniato (sono indagati l’allora direttore della filiale e la sua vice).
Dopo quattro mesi di indagini, lunedì mattina all’alba sono scattate una decina di perquisizioni nelle case e nelle attività degli indagati.
«Nel ribadire l’indignazione per l’operato del pubblico ministero – conclude l’avvocato – si riserva di agire penalmente per la violazione dei suoi lesi diritti».
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