Sicurezza
Macchia oleosa davanti a San Jacopo
Allarme per la chiazza accanto ai bagni Acquaviva, verifiche di Arpat e Protezione civile. Gonnelli: «Forse un olio minerale»
LIVORNO. Allarme inquinamento per una macchia oleosa che ieri mattina ha invaso lo specchio d’acqua tra piazza San Jacopo in Acquaviva e il vicino (e omonimo) stabilimento balneare. Una chiazza oleosa e iridescente ha ricoperto alcuni metri quadrati di superificie dell’acqua. A dare l’allarme alcuni cittadini che passeggiavano sul lungomare, che hanno detto di aver avvertito anche un pessimo odore sprigionarsi dalla macchia. Sul lungomare è arrivato lo staff della Protezione civile del Comune, con il dirigente Leonardo Gonnelli, e anche i tecnici dell’Arpat, che hanno prelevato campioni di prodotto per capire con esattezza di che materiale si tratti.
Mentre la macchia, già all’ora di pranzo, era praticamente scomparsa, Gonnelli ha provato a dare una spiegazione al fenomeno. Prima di tutto è stato escluso che si potesse trattare di carburante proveniente da una nave.
«Crediamo si tratti di una chiazza di nafta o di un olio minerale - spiega Gonnelli -, materiali che non destano particolare allarme. Anche perché è una quantità decisamente piccola di prodotto, che tende a disperdersi velocemente a contatto con l’aria». Quanto alle cause della macchia oleosa, Gonnelli spiega che «è probabile sia da collegare all’acquazzone di questa mattina (ieri, ndr). Era molto che non pioveva, le strade e i piazzale erano sporchi, anche di olio dei motori. La pioggia deve aver portato questi materiali nelle fogne e quindi in mare. Oppure potrebbe esserci una perdita in un distributore di carburante, il prodotto fuoriuscito può finire nelle fogne e quindi in mare». I tecnici di Arpat e la Protezione civile hanno tenuto d’occhio la macchia, andando anche a verificare se un analogo materiale fosse presente dentro ai tombini della fognatura bianca che si trovano sul lungomare nella zona di San Jacopo in Acquaviva, che invece sono risultati puliti.
Nel pomeriggio la chiazza è praticamente scomparsa, «evaporata con l’aria e portata via dalle correnti», precisa Gonnelli. «Fino alle 17 - dice ancora - ci sono stati i tecnici a controllare e non hanno notato niente di anomalo. Ora, se domani (oggi) nell’insenatura formata dal moletto fosse rimasta qualche traccia del prodotto oleoso, allora potremmo anche decidere di fare un intervento con le panne assorbenti per eliminare gli ultimi residui di quel materiale». Visto che già altre volte, negli ultimi mesi, nello specchio d’acqua davanti a San Jacopo si sono formate macchie oleose, la Protezione civile ha deciso di effettuare verifiche più attente. «Il punto chiave - prosegue Gonnelli - è capire perché questi fenomeni accadano proprio lì. Perché ogni volta che piove eventuali prodotti oleosi che si accumulano sulle strade arrivano in mare in quella zona?». Per le verifiche del caso è stata avviata una procedura che coinvolge Comune, Protezione civile, Arpat e Provincia. «Ci sono due punti da mettere in chiaro - conclude Gonnelli -, capire da dove provengono questi materiali e, se non si riesce a farlo, si dovrà trovare almeno sistemi di trappola, che servano a bloccare l’arrivo in mare delle prime acque reflue dopo la pioggia. In pratica si potrebbe trovare il modo di incanalare i primi 2-3 millimetri di pioggia non nella fogna bianca, ma nella nera, così da evitare che sostanze oleose eventualmente contenute in questi liquidi finiscano in mare».
Anna Cecchini
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SULLA MACCHIA OLEOSA
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