Il Tirreno

Livorno

Il saluto della Coppa Barontini a Gino Calderini

Il saluto della Coppa Barontini a Gino Calderini

Una commossa lettera ricorda le tante edizioni della gara remiera organizzate dal presidente del Coni

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Ecco il testo integrale del saluto a Gino Calderini, morto all'ospedale di Livorno (LEGGI), scritto dalla Barontini e dal presidente Massimiliano Talini.

“Caro caro caro Gino

il mondo del remo e la tua Barontini ti abbracciano forte, con amicizia, un’amicizia vera, sincera, profonda e piangono, con dolore, insieme alla tua stupenda famiglia ed ai tanti che ti vogliono bene.

Insieme abbiamo condiviso l’impegno, il lavoro, le idee, le gioie dell'organizzazione di tante Coppe Barontini e tu sei sempre stato in prima fila, con la forza delle tue convinzioni e con l'ironia del tuo carattere, nostro presidente per tanti anni, amato ed apprezzato. Un rapporto tra uomini, vero, aperto, schietto che hai portato anche nella presidenza del Coni e che è sempre andato oltre la gara da organizzare, che toccava la vita di ciascuno di noi, le idee, i pensieri, la voglia di contribuire a cambiare in meglio questa nostra società rimanendo rispettosi dei valori popolari ben rappresentati dalle gare remiere.

Qual è il tema che vogliamo legare alla Barontini di quest’anno? Quante volte ci siamo posti questa domanda e quante belle discussioni abbiamo fatto, ciascuno di noi forte delle sue convinzioni personali e politiche, con tutti gli amici e compagni del direttivo.

Così la pace, il lavoro, la solidarietà, l’antifascismo e i valori della Costituzione, la difesa dell’unità del nostro paese erano di volta in volta gli argomenti che ponevamo al centro delle nostre manifestazioni. Questo è il legame che unisce da sempre la Coppa al nome di Ilio Barontini, rendendola unica nel quadro delle manifestazioni remiere. E quando arrivavano messaggi importanti come quelli del Presidente Giorgio Napolitano, del Presidente Carlo Azeglio Ciampi e di Mons. Ablondi che approfondivano i temi che avevamo individuato, i tuoi occhi brillavano perché sapevi che avevamo colto nel segno e che anche una “piccola cosa” come la Barontini poteva parlare di grande questioni grazie al prestigio che in 45 anni si è saputa conquistare. E gran parte di quel prestigio è merito tuo.

E quegli occhi brillavano a lungo, lasciando da parte la stanchezza del lungo lavoro, la sera della Barontini, quando il prato della Fortezza e le spallette dei fossi si gremivano di gente, quando le luci giocavano con i colori dell’acqua e dei palazzi dei nostri quartieri storici, quando i giovani vogatori e i gozzi diventavano i veri protagonisti. Era il momento magico, sognato per un anno, voluto con forza e determinazione. In quegli occhi si leggeva la soddisfazione per il lavoro fatto, l’orgoglio di aver offerto qualcosa di bello alla città. E queste sensazioni profonde, che tenevamo gelosamente nascoste, ci univano ancora di più e più stretto si faceva il legame con tutto il mondo del remo e con la nostra Livorno. Poi, a notte fonda, mentre aspettavamo che il nostro Luciano arrivasse con le bozze degli articoli che sarebbero usciti dopo poche ore su Il Tirreno, avevamo ancora la forza di discutere di una tua convinzione. Tu uomo di sport hai sempre sostenuto che le gare remiere non devono essere considerate solo come un evento sportivo, è una visione limitata e sbagliata dicevi e sostenevi la necessità di una loro valorizzazione storica, sociale, culturale, turistica. È un tema ancora attuale e stai certo che lo porteremo avanti con tutte le nostre forze.

Ciao Gino, ciao caro amico, ciao Presidente.

I giovani vogatori, gli uomini delle cantine, delle sezioni nautiche, dei comitati organizzatori delle gare remiere, gli uomini della tua Barontini alzano in alto i remi, verso il cielo, in tuo onore e ti salutano con grande affetto, stima e riconoscenza.

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