Sicurezza
Ex Lamarmora, ecco le case per gli sfrattati
Saranno consegnate a metà aprile a sette nuclei familiari in condizioni particolarmente disagiate
LIVORNO. Sono quarantasei gli sfrattati che grazie alla ristrutturazione operata dal Comune sull'ex caserma Lamarmora avranno finalmente un'abitazione. «Quando gli abbiamo detto che il prossimo 16 aprile entreranno nei nuovi alloggi hanno tutti fatto i salti di gioia - racconta l'assessore Gabriele Cantù - si tenga conto che parliamo di situazioni di estrema indigenza, in alcuni casi di famiglie che vivevano per la strada da più di un anno».
«Le famiglie che usufruiranno del servizio - spiega Giovanni De Bonis, ufficio case - sono state individuate tra quelle che hanno presentato domanda allo sportello di emergenza abitativa da una commissione comunale, composta dai servizi sociali, Casalp e Asl, che ha preso in considerazione quelle sfrattate o con sfratto esecutivo in corso. Sono state valutate anche le condizioni sanitarie e la presenza di minori».
In tutto sette nuclei familiari che andranno ad abitare in regime di "cohousing": ognuna avrà un ampio locale a disposizione mentre condivideranno bagni e cucina. «Ci rendiamo conto che non è una soluzione ottimale - dichiara l'assessore - le famiglie rimarranno qui finché la turnazione abitativa non gli consentirà di avere una casa singola. È comunque un passo avanti importante rispetto alla situazione in cui si trovavano fino a ora». «Già dal 2003 l'ex caserma è sfruttata per dare risposte al problema dell'emergenza abitativa - Cinzia Simoni, operatrice Arci del servizio Portineria Sociale che insieme al comune gestisce il centro - oltre a questi nuovi locali nel complesso sono già ospitate trentadue persone attraverso il "centrodonna" e la "casa per homeless", più ventisei appartamenti, pronti entro la fine dell'anno, che verranno concessi a canone agevolato».
«Con questo progetto salgono a più di duecento le persone alloggiate a totale carico del comune - continua Cantù - La ristrutturazione ha comportato oltre al riadattamento dei vani, la riattivazione del riscaldamento, la rimessa in funzione dell'ascensore e la creazione ex novo di un sistema per la produzione dell'acqua calda, per un esborso complessivo di centoquarantamila euro, centodieci subito e trenta per lavori ancora da realizzare, tutti a carico del comune: è il massimo che potevamo spendere in tempi di crisi come questi».
Intervento importante ma che non risolve l'emergenza abitativa in città: «Per noi questo è un giorno di festa - conclude l'assessore - perché tante famiglie sono state tolte dalla strada ma siamo comunque consapevoli del dramma di tutte le altre che attendono ancora una sistemazione. Ogni due mesi ci sono quindici sfratti esecutivi: il lavoro che ci aspetta è ancora lungo».
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