Toscana
Articolo 18, in 300 gridano no sui binari
Corteo di Cgil, Cisl e Uil da Porta a Terra all’Aurelia contro la riforma del lavoro: traffico in tilt e fumogeni alla stazione
LIVORNO. «I lavoratori non sono una merce». È questo lo slogan che ha mosso la protesta di circa 300 persone (la maggior parte metalmeccanici), che ieri mattina hanno aderito allo sciopero di due ore e al corteo promosso da Cgil, Cisl e Uil, per dire no alla riforma del mercato del lavoro.
Le nuove modifiche all'articolo 18 non sono bastate a rassicurare lavoratori e lavoratrici. La manovra, infatti, ha ancora molti punti interrogativi, specie per quanto riguarda i capitoli della cassa integrazione e degli ammortizzatori sociali. Così i manifestanti hanno incrociato le braccia e si sono radunati sotto la sede della Cgil in zona Porta a Terra. Il gruppo si è messo in marcia intorno alle 9, passando lungo il cavalcavia del Corallo e proseguendo fino alla rotatoria davanti a piazza Dante.
«L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro», recitava lo striscione che apriva il corteo. Più indietro sventolavano le bandiere di Fiom Cgil e delle altre sigle sindacali. Presenti anche altri striscioni (tra questi quelli delle Rsu Novaol e Smi Livorno), mentre i lavoratori intonavano cori contro il governo Monti e il ministro Fornero.
La manifestazione ha vissuto qualche momento di tensione, quando un gruppo di una trentina di operai si è staccato dal corteo e si è diretto verso la stazione. Nell'atrio sono stati lanciati alcuni petardi e un fumogeno, con le persone all'interno dei locali costrette a uscire per evitare fumo e confusione.
La protesta si è poi spostata lungo i binari. In seguito i lavoratori hanno percorso il viale Carducci, con una sosta di circa mezz'ora all'altezza dell'incrocio con viale Alfieri, cosa che ha creato non pochi disagi alla circolazione. Il corteo ha poi fatto ritorno nella zona di Porta a Terra, dove, intorno alle 11, si è sciolto.
«L'articolo 18 è solo uno dei motivi dello sciopero – spiega Enrico Pedini, dirigente sindacale Fiom Cgil – la parte sulla cassa integrazione non ci soddisfa. Vogliamo capire cosa succederà al lavoratore dopo 18 mesi di Aspi (Assicurazione sociale per l'impiego, nuovo ammortizzatore sociale, ndr). E resta il problema della disoccupazione, che aumenta giorno dopo giorno».
«Prima di una riforma del lavoro, pur necessaria – commenta Federico Mambrini, responsabile Uil metalmeccanici – doveva essere varata una riforma per lo sviluppo economico. Le attuali decisioni rischiano solo di aggravare la situazione degli esodati e la crisi del mondo giovanile».
Dello stesso avviso Sergio Fondi, segretario Fim Cisl: «La manovra implica dei sacrifici, che sono accettabili solo se in prospettiva futura sarà garantita una ripresa economica, e con essa nuovi posti di lavoro. Altrimenti sarà l'ennesima riforma che non porta da nessuna parte. E questo sarebbe inaccettabile».
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