Sicurezza
«A Rossignolo non credo più»
Cosimi mette il punto in consiglio mentre le opposizioni gridano alle dimissioni
LIVORNO. «La credibilità del progetto Rossignolo è oggi terminata». Alla fine l’ha detto anche il sindaco. Con questa frase, ieri sera, Alessandro Cosimi ha chiuso il suo primo intervento in consiglio comunale davanti agli occhi disillusi e rispettosi dei lavoratori De Tomaso.
«L’imprenditore – riferisce – ha scritto di nuovo al ministro Fornero dicendo di poter finanziare il progetto. Francamente, dopo il colloquio che ho avuto con Castano (direttore generale del ministero dello Sviluppo, ndr) è un’ipotesi che considero residuale. Non ho più la forza di dare credibilità a Rossignolo».
Dall’opposizione di centrodestra sottolineano che il sindaco negli anni si è speso eccome per sostenere l’imprenditore torinese e arrivano a chiedergli le dimissioni, «perché questo smacco alla città è il più grosso fallimento della sua politica economica».
Di punti interrogativi ce ne sono parecchi. A partire dal ruolo di Spil che si è impegnata a garantire per tre anni l’affitto alla Brovedani dello stabilimento di Guasticce (per un totale di oltre 900mila euro). «Spil non rischia di perdere niente – getta acqua sul fuoco Cosimi – ha fatto un prestito obbligazionario garantito». Ma subito dopo dice anche che «se ci saranno azioni legali del ministero nei confronti di Rossignolo (per ora l’esposto in Procura non c’è) ci accoderemo».
«Questa è una sconfitta? È vero – ammette – mi assumerò tutte le responsabilità nei confronti dei lavoratori. L’impegno oggi è a costituire un tavolo per riportare questi operai verso un lavoro dignitoso. Ripeto che non ho più la forza di dare credibilità a Rossignolo, ma vorrei ricordare che se non fosse stato per questo imprenditore trovato insieme al ministero e certificato da tutti, compresa la Comunità Europea, nessuno su questo territorio si sarebbe fatto carico dei lavoratori. E i sostegni pubblici si sarebbero interrotti due anni fa».
Ieri mattina gli operai si sono riuniti nella sede della Cgil: i sindacati hanno inviato una lettera alle istituzioni per riattivare il tavolo e pensare a percorsi alternativi: soluzioni uniche? Spacchettamenti? Cosa c’è di concreto?
Le opposizioni gridano al «miraggio» e alla «farsa». A partire dalla saga dei soci cinesi messi sul tavolo da Rossignolo tra mille colpi di scena. Prima Qiu Kunjian, il rappresentante legale della società Hotyork che avrebbe dovuto salvare la De Tomaso e che si è rivelato un truffatore di professione condannato in Cina per frode e falsificazione; poi Michael Chen, il dirigente con cui la società dice di parlare da settimane, in quanto socio di maggioranza del gruppo cinese, ma che non sembra figurare neppure nell’organigramma.
Intanto gli operai, che non prendono un euro da gennaio, aspettano di riscuotere la cassa integrazione dei primi due mesi dell’anno. Il decreto è stato firmato, i soldi dovrebbero arrivare al massimo nei primi giorni della prossima settimana. Poi è di nuovo buio.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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