Il Tirreno

Livorno

«Soldi sporchi e aiuti in banca», costruite così le case mai finite

di Federico Lazzotti
«Soldi sporchi e aiuti in banca», costruite così le case mai finite

Inchiesta a Collesalvetti, nelle carte degli inquirenti tutte le contestazione agli indagati, i due funzionari avrebbero accelerato la pratica per la fideiussione di quasi due milioni di euro finiti nelle tasche degli imprenditori

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LIVORNO. Nell’esposto che ha dato il via alle indagine, uno degli acquirenti raggirati racconta di un incontro a base «di spumante e pasticcini» nell’agenzia della Cassa di Risparmio di San Miniato – siamo nell’aprile 2009 e la case alle porte di Collesalvetti sono in costruzione già da tre anni – al termine del quale, credendo di firmare l’apertura di un conto corrente, si trova invece sullo stomaco una fideiussione bancaria da centinaia di migliaia di euro.

È in questo incontro simbolo che il sogno di una vita, la casa in campagna, si trasforma in una beffa per un’intera famiglia. Mentre per gli inquirenti si compiono una serie di reati: truffa ed estorsione in concorso, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di otto persone tra funzionari di banca, costruttori, imprenditori e pure un architetto.

Per accertare la presunta maxi truffa da tre milioni di euro per la costruzione, mai ultimata, di una decine di case in località Ghiaccione, gli investigatori sono dovuti andare fino alle fondamenta dell’affare immobiliare che vede al centro dell’inchiesta i vertici dell’Edilcentro Immobiliare, della Orlando Costruzioni, di Benedo srl e della Carolina Immobilirae di Cecina.

Erano state le due immobiliari, nel 2006, a proporre ad una decina di famiglie di acquistare, su carta, una casa fuori città. «Saranno pronte in tre anni», era la promessa. Poi i tempi si sono allungati fino a diventare ciclopici, ma intanto chi aveva acquistato aveva anche pagato, per intero o in parte l’immobile, circa 200 mila euro a testa, per una cifra complessiva intorno al milione e duecento mila euro.

«Ritardi, scuse, aiuti in banca e soldi sporchi», sintetizza un investigatore per spiegare “il sistema Petrillo”, proprietario della Edilcentro e della Benedo con la moglie Simona Cerrai, pure lei indagata, e considerato la mente del raggiro.

Un impianto probatorio che giustificherebbe le altre due contestazione che il pubblico ministero Luca Masini ha fatto nei confronti degli indagati, vale a dire quella di estorsione e di aver impiegato denaro di provenienza illecita.

È spulciando in particolare i documenti che raccontano le due fideiussione ottenute tra il 2009 e il 2011, per un totale di 1,8 milioni di euro concesse dall’istituto di credito ai costruttori, che i carabinieri avrebbero accertato le presunte irregolarità dell’ex direttore dell’agenzia Gabriele Bacci, 42 anni, pisano di nascita ma livornese di adozione, e della sua vice Susanna Audiberti, 53 anni, finiti anche loro nel registro degli indagati. Sarebbe stato lo stesso direttore, in collaborazione con Petrilllo che faceva da tramite con la banca e garanzia con gli acquirenti mettere a punto il castello di illusioni.

Dalle indagini, infatti, emergerebbe che nel momento in cui i costruttori si sono rivolti alla banca per ricevere il denaro che doveva servire a completare i lavori, a garanzia dell’operazione sia stato chiesto l’ok da parte di alcuni acquirenti. «Non tutti – confermano gli inquirenti – hanno firmato». Ottenuta la garanzia, si sta indagando se avvenuta con l’ok di un notaio oppure no, sarebbe scattata la seconda fase del raggiro. I soldi ottenuti, infatti, non sarebbero stati usati per completare i lavori ma sarebbero finite nelle tasche delle società che avevano partecipato all’affare.

Le perquisizioni di lunedì mattina dovrebbero servire proprio a rintracciare i quasi due milioni di euro spariti e mai utilizzati per completare i lavori. Ecco dunque spiegato il blitz avvenuto nell’ottica di via Marradi oppure negli uffici della Orlando Costruzioni per cui è indagato il titolare, Giuliano Biancani, 75 anni, di Buti. Non solo a Livorno, perché i carabinieri hanno chiesto conto delle operazioni sospette anche a Letizia Luci, 53 anni, e a suo marito Nicola Pagliuca, 53 anni, che con la moglie gestisce la Carolina Immobiliare di Cecina, per finire con l’architetto elbano Daniele Lotti che del complesso è il direttore dei lavori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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