Il Tirreno

Livorno

Perizia della Procura sul tir del camionista sbranato dal branco

 Perizia della Procura sul tir del camionista sbranato dal branco

Il mezzo pesante da oltre un mese si trova in Sicilia La romena aveva segnalato i cani a Comuni e animalisti

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LIVORNO. È stata fissata per questa mattina una perizia sull’autoarticolato di Vito Guastella, il camionista di 50 anni che lo scorso 28 febbraio è stato sbranato da un branco di cani su un piazzale sull’Arnaccio. Il mezzo da un mese si trova in Sicilia ad Alcamo (Trapani), presso la ditta Eurogru per cui la vittima lavorava. A 40 giorni dalla tragedia, la Procura e i carabinieri, che stanno indagando sul caso, vogliono vederci più chiaro su quanto successo quella mattina nel piazzale sull’Arnaccio, prima di Biscottino. E così i carabinieri oggi effettueranno una verifica più approfondita sul mezzo, già esaminato il giorno della tragedia. Alla perizia potranno partecipare anche i tecnici di parte.

Il tir era già stato oggetto di attenzioni dei periti degli avvocati Antonino Sugamele, che rappresenta la famiglia della vittima, e Josè Libero Bonomo, che invece difende Daniele Giuseppe Di Leo, l’imprenditore che gestisce il piazzale dove Guastella è morto. All’interno c’erano i documenti e il portafoglio della vittima, oltre a vestiti ed effetti personali. Gli inquirenti vogliono capire se ci siano delle anomalie o degli elementi utili alle indagini.

Intanto spunta una lettera, datata primo marzo 2010, scritta da Rodica Trofin, la romena di 52 anni che vive a pochi passi dal luogo della tragedia e che è indagata per omicidio colposo. Nella missiva la donna scrive di voler donare e/o affidare 16 cani alle associazioni per salvarli, visto «il notevole traffico di mezzi pesanti e automobili» nella zona. Si tratta di un fax inviato ad associazioni di animalisti ma anche ai Comuni di Livorno, Cecina e Pisa. Un documento che dovrà essere analizzato per accertare se la donna si riferisca al branco che ha aggredito Guastella. Da capire anche se e come le amministrazioni abbiano reagito all’appello della donna.

La Trofin è indagata insieme a Di Leo, titolare dell’omonima ditta di trasporti, e al suo amico camionista Claudio Giacalone, che lavora per la stessa azienda.

Lara Loreti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web