Il Tirreno

Livorno

La caccia continua fino a meno 1300

di Giulio Corsi
La caccia continua fino a meno 1300

Intanto l’istituto superiore di sanità dice che il pesce sta bene

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LIVORNO. Il piano presentato da Castalia per conto di Grimaldi per il recupero dei 95 bidoni e dei 18 sacchetti già individuati a nord ovest di Gorgona, davanti alle coste di Calambrone, è stato approvato ieri dal tavolo tecnico che si è svolto in prefettura e ha successivamente ricevuto il via libero definitivo da parte della capitaneria di porto. L’operazione partirà tra il 10 e il 12 maggio, come annunciato una settimana fa da Grimaldi.

Dall’incontro di ieri al palazzo del governo tuttavia sono emerse altre importanti novità. La prima: le analisi sull’ultimo pescato continuano a dare risultati incoraggianti. La seconda: parallelamente al piano di recupero, continuerà quello altrettanto importante di ricerca dei 102 bidoni fantasma, che da metà aprile si concentrerà per una settimana a nord ovest della prima zona di ritrovamento. La terza: l’operazione di ricerca potrebbe diventare ancora più difficile qualora anche l’intervento previsto da metà aprile dia esito negativo, visto che il piano prevede poi di passare al setaccio un canalone a nord est, in direzione Genova, in cui le profondità vanno dai 750 ai 1300 metri. La quarta: prima che il robot con braccio motorizzato che avrà il compito di prelevare i fusti ed inserirli in contenitori stagni appositamente predisposti entri in azione, si farà un test reale in mare in modo da avere la certezza che quei contenitori siano realmente sigillati e non abbiano problemi nella riemersione; qualora infatti qualcosa non dovesse andare per il verso giusto, l’operazione di recupero rischierebbe di essere più dannosa del bidone lasciato in fondo al mare.

Pesce sano. E’ chiaro che si tratta di un risultato che non può bastare per avere la garanzia che l’ambiente sottomarino non abbia registrato danni dall’incidente della Grimaldi. E così sarà almeno finché tutti i bidoni non saranno recuperati. Intanto però l’istituto superiore di sanità ha presentato i risultati delle analisi sul pescato effettuato il 23 marzo scorso, quando fu agganciato per caso anche un bidone vuoto (uno dei 96 già individuati). Secondo l’istituto i risultati continuano ad essere confortanti, confermando quelli delle prime effettuate alcune settimane fa.

La ricerca atto due. Partirà a metà aprile a caccia dei 102 fusti ancora dispersi. Una nave sorella della Minerva Uno si muoverà lungo la rotta intrapresa dall'eurocargo Venezia il 17 dicembre, per una lunghezza di 12 miglia e per una larghezza di 1300 metri in diretta prosecuzione, verso ovest, dalla zona di rinvenimento dei relitti del carico. Castalia in questi giorni, sta cercando sul mercato una nave con caratteristiche analoghe alla Minerva Uno che ha effettuato la prima tranche di ritrovamenti, per iniziare le nuove ricerche che, da quando partiranno, dureranno circa una settimana. Qualora la zona individuata non dia esiti positivi, si passerà a setacciare il canalone a nord est in direzione Genova, ancora sulla rotta della Venezia, dove le profondità partono da 750 metri e arrivano fino a 1300. Il che, è palese, renderà molto più complicate le operazioni.

Test recupero. La campagna di recupero dei 95 bidoni individuati sarà effettuata con un’unità specializzata e con strumenti altamente sofisticati e prevede il posizionamento sul fondo del mare, a 430 metri di profondità, di un robot con braccio motorizzato che avrà il compito di prelevare i fusti e inserirli in contenitori metallici stagni la cui costruzione dovrebbe partire in questi giorni. Dentro ciascun sarcofago saranno inseriti dai sei agli otto fusti. Una volta riempito, il sarcofago sarà sigillato con un coperchio a tenuta stagna e riportato in superficie. I fusti saranno trattenuti a bordo e , una volta giunti in porto, consegnati a una ditta specializzata per lo smaltimento. L’operazione è delicatissima. Soprattutto è fondamentale - è stato sottolineato nell’incontro - la chiusura stagna dei sarcofaghi. Il rischio infatti è che nell’emersione il contenuto di qualche bidone possa disperdersi nelle acque. Proprio per questo è stato previsto un test reale, con un bidone (vuoto) affondato a profondità simili su cui saranno sperimentati il robot subacqueo e la tenuta dei sarcofaghi.

La volta buona? Forse per la prima volta, i commenti dopo il tavolo in prefettura, sono concordemente positivi. All’incontro, oltre alla capitaneria, erano presenti il ministero dell'ambiente, la Regione Toscana, le province e i comuni di Livorno e Pisa, Arpat, Ispra, l'istituto zooprofilattico e l'istituto Superiore di Sanità. «Vigileremo che il piano per la rimozione dei fusti individuati, più volte sollecitato dalla Regione, avvenga nei tempi annunciati e con le modalità di sicurezza che ci sono state garantite», commenta l'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini. Soddisfatto anche il Comune. «L’impegno sui tempi ravvicinati ci fa ben sperare. L’impressione è che ora ci sia davvero la volontà di chiudere la questione. Chiaramente saremo attentissimi che il piano venga rispettato», aggiunge il dirigente all’ambiente del Comune, Leonardo Gonnelli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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