Sicurezza
«Interporto non ha garantito quei posti»
La Cgil attacca la società e la Regione. Il racconto delle tre lavoratrici lasciate a piedi da Autogrill: per noi è un dramma
LIVORNO. Sono arrivate al ristorante sapendo che quel giorno il responsabile del personale di Autogrill le aspettava per discutere del loro futuro lavorativo. E invece, quando hanno parcheggiato l’auto dove per quasi tre anni, tre, quattro volte a settimana, l’avevano lasciata per farcire migliaia di Camogli, Icari e Positani, hanno visto gli operai che stavano smantellando l’insegna rossa e hanno capito che la mattinata iniziava male. E mai intuizione fu più giusta. Arrivate dentro, le tre operaie part time dell’Autogrill di Interporto non solo hanno avuto la conferma che il ristorante dove fino al giorno prima avevano lavorato, aveva chiuso i battenti, ma soprattutto si sono trovate di fronte una lettera di dimissioni da firmare. «Chiaramente non abbiamo firmato», racconta la veterana delle tre, Laura Brondi, 38 anni, da 12 dipendente a tempo indeterminato del primo operatore al mondo nei servizi di ristorazione e retail per chi viaggia, oltre 1200 location con 5300 punti vendita e 62mila dipendenti in tutto il mondo. «Ci aspettavamo di essere ricollocate in qualche altro ristorante e invece l’unica cosa che ci hanno proposto in cambio di quella firma è stato l’impegno a darci la priorità in eventuali lavori stagionali con contratti a termine. E per noi si è aperto un dramma: perché pensando di lavorare in un’azienda seria e solida avevamo fatto delle scelte di vita. Io ad esempio, che ho famiglia e un figlio da mantenere, ho un mutuo, alcuni finanziamenti.Come faccio a vivere senza lavoro?».
La vicenda ha contorni strani e anche paradossali, considerando i soggetti coinvolti. Da una parte Autogrill, che delle sei dipendenti del ristorante di Guasticce ne ha riassunte tre (il direttore, il responsabile dei servizi e una terza lavoratrice) decidendo invece di non riprendere le tre operaie. «Guarda caso - commenta Monica Cavallini di Filcams Cgil - quelle iscritte al sindacato. E guarda caso in un momento in cui sta cercando personale per ristoranti limitrofi dove poteva intanto dirottare le tre licenziate». Ma dall’altra parte, nel turbinio della polemica ci finisce anche l’Interporto Amerigo Vespucci, per il 17% controllato dalla Regione Toscana e per altre altre importanti quote da Comuni di Livorno e Pisa, Camera di commercio, Provincia, dunque in gran parte pubblico, che nel bando per assegnare il nuovo servizio di ristorazione all’interno della struttura non ha posto alcuna clausola per tutelare l’occupazione del marchio uscente, cioè Autogrill. «E’ incredibile come la Regione e chi amministra direttamente l’Interporto non abbiano ritenuto opportuno difendere i posti di lavoro e non abbiano scritto nel bando di assegnazione del servizio che il successore di Autogrill si sarebbe impegnato ad assumere i dipendenti lasciati a piedi», aggiunge Pieralba Fraddani, anche lei Filcams.
Giulio Corsi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
