Il Tirreno

Livorno

«Bastoni nel piazzale per scacciare i cani»

di Federico Lazzotti
«Bastoni nel piazzale per scacciare i cani»

Morte Guastella: venivano usati dai camionisti, gli inquirenti li hanno trovati lungo la recinzione

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LIVORNO. L’ultimo colpo di scena sulla morte di Vito Guastella, l’autotrasportatore di 50 anni della provincia di Trapani morto all’alba del 28 febbraio scorso in un piazzale lungo l’Arnaccio, arriva dagli inquirenti e soprattutto da quello che hanno trovato il giorno in cui il camionista è stato sbranato da un branco di otto cani.

Lungo la recinzione che delimita il parcheggio, infatti, sarebbero stati recuperati alcuni bastoni che i colleghi di Guastella, durante gli interrogatori dei giorni successivi, avrebbero spiegato essere stati messi in quella posizione per prenderli e difendersi in caso di attacchi dei cani.

Una conferma che secondo gli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Gianfranco Petralia avrebbe due implicazioni dirette: il proprietario del piazzale sapeva della presenza degli animali e dunque la sua posizione si aggraverebbe e l’autotrasportatore, invece, potrebbe essersi diretto proprio verso uno dei bastoni per cercare di scacciare il pericolo.

La rivelazione emerge a distanza di oltre un mese dalla tragedia e soprattutto dopo che il legale del proprietario del piazzale ha ribadito i suoi dubbi sulla ricostruzione effettuata dagli investigatori: secondo l’avvocato di Giuseppe Daniele Di Leo, indagato con altre due persone per omicidio colposo, la ferita alla testa trovata sul corpo del cinquantenne non sarebbe compatibile con il morso di un cane.

«Fantasie», dicono gli investigatori appena sentono parlare di possibili regolamenti di conti coperti poi dall’arrivo del branco di cani.

Secondo il medico legale, infatti, quella ferita che secondo i consulenti della difesa potrebbe essere riconducibile ad un oggetto contundente, sarebbe invece il fruttto di una zampata di uno dei cani oppure l’autotrasportatore potrebbe essersela procurata sbattendo la testa durante la caduta.

In ogni caso, le indagini, assicurano in Procura, stanno continuando. Per il momento, oltre a Di Leo, sono indagati anche Rodica Trofin, ora assistita dall’avvocato Aurora Matteucci, che avrebbe dato da mangiare ai cani e Claudio Giacalone, amico della donna che abita in un fabbricato poco distante dal piazzale della tragedia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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