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«Andiamo in orbita ma il cellulare qui è ko»

«Andiamo in orbita ma il cellulare qui è ko»

Zolesi (Kayser): ci arrangiamo da soli con un ponte radio, perfino far arrivare l’acqua è un problema

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LIVORNO. «Dialoghiamo in diretta con gli astronauti in orbita a bordo della stazione spaziale internazionale eppure qui da noi la fibra ottica è praticamente impossibile farcela arrivare: abbiamo dovuto arrangiarci per conto nostro con un ponte radio». Valfredo Zolesi, padre fondatore dell’azienda aerospaziale Kayser, parte da questo paradosso per raccontare quant’è in salita la strada qui da noi – “noi” nel senso di Italia e nel senso di Livorno – per una impresa che scommette tutto sulle tecnologie d’avanguardia.

Zolesi spiega che giusto ieri erano in visita alla sede all’ex Barcas, sulla provinciale del Gabbro, una delegazione canadese e una olandese: che imbarazzo accorgersi che i cellulari non avevano campo («accidenti, avete schermato tutto per sicurezza!»).

Non è tutto: perfino l’approvvigionamento dell’acqua è un guaio da superare. L’acquedotto arriva a tre chilometri di distanza: «È stato necessario far arrivare un nostro tubo privato fino alla Valle Benedetta, in mezzo a servitù di ogni tipo e tutte le volte che un cinghiale lo inciampa...».

Zolesi, senza girarci intorno, dice che la sua azienda è «una eccellenza a livello europeo nel nostro specificissimo settore»: il merito è «dei talenti che lavorano qui» e della «forte motivazione che ciascuno mette in quel che fa».

Ma – aggiunge – un’impresa così deve arrangiarsi a contare sulle proprie gambe e stop. Per almeno due buone ragioni. La prima: le aziende operanti in Italia hanno personale italiano ma «sono essenzialmente in mano a capitali tedeschi e francesi, dunque rispondono a orientamenti strategici che arrivano qui da al di là delle Alpi». La seconda: l’Italia subisce dall’alto la concorrenza dei grandi Paesi europei che «investono molto più di noi» e dal basso l’aggressività di stati più piccoli che però sono molto agguerriti.

Cosa sarebbe necessario fare? «Ridurre gli intoppi burocratici, semplificare le storture amministrative», è la richiesta che arriva da Zolesi. «Non credo che una piccola impresa possa diventare grande per decreto di qualche soggetto pubblico: chi dice che piccolo è bello o dice una bugia o non è un imprenditore. C’è semmai bisogno di imprenditori che vogliano crescere e di un “ambiente” negli enti pubblici che gli consenta di farlo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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