Gioco
Anche due funzionari di banca nei guai
Avrebbero concesso una fideiussione di quasi due milioni di euro ai costruttori senza garanzie
LIVORNO. Il senso dell’inchiesta “Ghiaccione” sta in quello che è stato ottenuto rispetto a quanto pagato da una decina di acquirenti. E forse non è un caso che Attilio Petrillo, titolare della Edilcentro Immobiliare srl e ora indagato per truffa insieme ad altre sette persone, dal mattone, solo pochi mesi fa, abbia messo un piede nel mondo degli occhiali aprendo un negozio di ottica con la moglie in via Marradi.
«Negli ultimi cinque anni ci hanno fatto vedere quello che faceva comodo a loro – hanno raccontato agli inquirenti le vittime – ci dicevano che le case sarebbero state pronte invece il tempo passava e non vedevamo la fine dei lavori nonostante avessimo pagato».
Dalle carte dell’inchiesta sul presunto raggiro da tre milioni di euro a Collesalvetti, coordinata dal pubblico ministero Luca Masini, emerge soprattutto un particolare. Nel registro degli indagati, infatti, non solo finiti solo i vertici delle tre ditte costruttrici (Carolina srl di Cecina, Costruzioni Orlando e Benedo srl) e dell’immobiliare che ha trattato con i clienti, ma anche due funzionari della Cassa di Rasparmio di San Miniato. Sulla loro posizione gli inquirenti mantengono il massimo riserbo ma al centro delle indagini ci sarebbe una fideiussione di circa 1,8 milioni di euro ottenuta dai costruttori proprio dall’istituto di credito. L’altra parte importante della presunta truffa riguarda invece il denaro, circa 1,2 milioni, che una decina di famiglie avrebbero versato, come anticipo ai costruttori, per l’acquisto della casa dei loro sogni.
L’inchiesta, non a caso è partita proprio da un esposto di una decina di presunti truffati stanchi di aspettare la fine dei lavori. Per questo, nel dicembre dello scorso anno, si sono presentati in Procura con un esposto nel quale esponevano in modo dettagliato, soprattutto a livello finanziario e contrattuale, quello che sostenevano di aver subito. «Tutto è iniziato nel 2006 – così si apre l’esposto – quando abbiamo acquistato su carta uno degli appartamenti fuori da Collesalvetti».
Ogni famiglia, negli ultimi cinque anni – sostengono gli inquirenti – avrebbe sborsato circa duecento mila euro a testa. Ma quando chiedevano conto della consegna i costruttori rimandavano. Fino a quando a bussare non sono stati carabinieri.
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