Italia
La mia chitarra mi fa scoprire i colori delle note
«La musica che mi emoziona di più? Ammiro Yo Yo Ma e mi incanta Piazzolla»
LIVORNO. Nome e cognome non devono trarre in inganno. Carmen Martinez – classe 1981, origini campane da parte di padre (Marco, ristoratore) e pugliesi da parte di madre ( Alma Conte, pittrice paesaggistica e figurativa) – è livornese in tutti i suoi pori. Alta, slanciata, lunghi capelli corvini, occhi scuri, fisico da modella, la Martinez è uno dei talenti locali della musica classica.
Una virtuosa della chitarra, strumento che ha cominciato a studiare da piccola, scegliendolo fra le decine di strumenti presenti in casa, e che oggi, fra un concerto e l'altro (questa sera alle 21,15 sarà a Calci, nella Pieve Ss. Giovanni Evangelista e Ermolao per “accompa- gnare” l'attore Salvatore Ciulla nella lettura integrale del Vangelo di Marco, ultimo evento della rassegna “Le parole del teatro”), insegna con passione ai bambini, nei corsi propedeutici dell'Istituto musicale Mascagni e della Scuola elementare Sacro Cuore.
Un amore quello per la musica che l'accompagna da sempre. Ma quando è nato?
«Non saprei dirlo. Sono cresciuta respirandola a pieni polmoni in una famiglia supermusicale, divertendomi più con gli strumenti che con i giochi dei bambini. In casa della nonna paterna c'è ancora un pianoforte su cui io, nel pomeriggio dopo i compiti, andavo a suonare, e sia i miei genitori che uno zio hanno studiato musica, sia pure a livello amatoriale».
Cosa l'ha spinta a suonare la chitarra?
«Credo che un musicista scelga il “suo” strumento sulla base della risonanza che vi trova e quando c'è qualcosa che gli vibra dentro. A me è successo con la chitarra. Così, con la complicità dei miei genitori, ho iniziato a studiarla, prima privatamente per tre anni, poi all'Istituto Mascagni, sotto la guida del maestro Flavio Cucchi – nel frattempo frequentavo anche il liceo artistico perché, appassionata anche di pittura come la mamma, volevo andare all'Accademia di Belle Arti – per perfezionare le mie conoscenze musicali in Francia e all'Accademia Chigiana, dove ho seguito un corso con Oscar Ghiglia, concertista mondiale, assistente di Segovia all'Università di Berkley».
Da allora non si è più fermata, alternando la carriera di concertistica a quella di insegnante. Non è difficile conciliare le due attività?
«Lo è, soprattutto per lo studio dello strumento che dovrei fare per almeno 5 o 6 ore al giorno e invece quasi sempre si riduce a quattro».
Quanto valgono le sue mani?
«Non saprei, non me lo sono mai domandato».
Le ha assicurate?
«No. Per scaramanzia. Non voglio neppure ipotizzare che possa accadere loro qualcosa di spiacevole eil solo pensiero mi causa ansia».
Quante chitarre possiede?
«Per suonare una soltanto. Ne ho provate molte, ma poi la mia scelta è ricaduta su quella che uso sempre per i concerti e con cui ho un certo feeling: è una splendida Pacchi, costruita a mano con legno di cedro».
Qual è l'autore che suona con più emozione?
«Dipende dal momento, dallo stato d'animo, dal luogo e soprattutto dal pubblico. Però Astor Piazzolla, con le sue milonghe argentine, meravigliose melodie dotate di grande ritmo è uno dei miei preferiti».
E quello che interpreta con difficoltà?
«Mario Castelnuovo Tedesco, il compositore che amo di più in assoluto, ma che, non essendo un chitarrista, ha scritto musiche solo per orchestra e pianoforte, difficili da tradurre sulle corde».
Preferisce suonare in un luogo raccolto o in un grande spazio?
«In un luogo raccolto, però per motivi professionali ho imparato anche a farlo in spazi enormi, con qualche difficoltà in più perché la chitarra non è uno strumento adatto ai luoghi aperti, dove il suono si disperde diventando più debole. E poi c'è la questione intimistica: il suono della chitarra si basa su tonalità delicate e cambi continui di timbro che richiedono un orecchio molto attento».
Cosa prova quando le sue dita fanno vibrare le corde?
«Una sensazione molto bella ma indescrivibile, che mi prende ogni volta in modo diverso».
La chitarra è uno strumento di socializzazione. A lei è servito in tal senso?
«Sì, ma è accaduto in età adulta, perché il primo approccio con lo strumento l'ho avuto da solista e il Conservatorio mi ha abituato ancora di più a viverlo in tal senso».
Ha un mito nella musica?
«Il cinese Yo Yo Ma, un genio del violoncello».
Se non avesse scelto la chitarra quale altro strumento le sarebbe piaciuto suonare?
«Il violoncello e l'arpa, in ogni caso uno strumento a corda».
La prima dote che deve possedere un bravo chitarrista?
«L'umiltà, per potersi mettere sempre in discussione e ascoltare quello che fanno gli altri, senza mai pensare di essere arrivato».
Essere una bella donna l'ha aiutata o le ha creato problemi nel campo della musica?
«Non essendo nata maschio non ho idea di come sia l'approccio musicale nell’altro sesso, ma non mi è mai capitato che qualcuno ponesse l’accento sulla mia fisicità, anche perché nell'ambiente artistico credo valga soprattutto il talento e se non ce l'hai non lo conquisti certo con il fascino. Più che la bellezza poi, quello che serve a un musicista penso sia il carisma: ho visto concertisti brutti che quando suonano si trasformano diventando bellissimi, perché si pongono in modo tale da “cancellare” ogni difetto».
Cosa fa a Livorno quando non lavora e non studia?
«La mia è una vita normale, non particolarmente mondana perché il tempo non me lo consente. Ho tanti amici, fra cui tre compagni di studio, tutti chitarristi come me, con cui suono da dieci anni: insieme abbiamo dato vita al quartetto “24 Corde Ensemble”».
I loro nomi?
«Valentina Fortunati, Luca Guidi e Mikhail Pazi. Suoniamo spesso all’estero, soprattutto in Francia, dove abbiamo un agente che ci rappresenta».
Cosa ne pensa della crisi dell'Istituto musicale Mascagni, che ieri l'ha vista studentessa e oggi la vede docente?
«Di questa crisi ne sento parlare ogni anno, spero che non ci sia nulla di concreto: distruggere una simile realtà, una delle poche esistenti in Toscana sarebbe un vero peccato».
Difetti della sua città.
«Poca attenzione all'aspetto culturale: si investe più in altre cose che non nella cultura e mancano i collegamenti fra le realtà culturali – la crisi del Mascagni ne è la prova, anche se io mi auguro che la città non lo abbandoni – perché ognuno viaggia per conto suo, mentre una sinergia sarebbe importante. Livorno è una grande fucina di talenti, sia nella musica che nella pittura, e lo vedo dai bambini a cui insegno, ma non si fa nulla per aiutarli a crescere».
A cosa pensa sia dovuto ciò?
«A una grande chiusura mentale: c'è il sole, c'è il mare, si sta bene così e il resto non conta».
Ma Livorno avrà anche dei pregi.
«Certo! Pur essendo piccola è una città di ampio respiro. Io la paragono sempre alla Nizza della Costa Azzurra – me la ricorda molto quando prima di un concerto faccio le mie lunghe passeggiate sul mare – e sono sicura che non avrei avuto la stessa apertura artistica in un altro luogo. I livornesi poi sono più simpatici rispetto a chi è cresciuto altrove, hanno sempre la battuta pronta per ogni occasione, anche se a volte diventano pesanti, e sanno vivere bene con poco».
Torniamo a lei musicista, ma soprattutto donna. Se fosse un colore quale le piacerebbe essere?
«Il blu. Mi rappresenta, è un colore che mi dà gioia, il colore del mio mare, anche un po’ malinconico come il suono della chitarra».
Lei è malinconica?
«Nel profondo sì, ma poi nella vita di tutti i giorni amo giocare».
Se fosse una musica quale vorrebbe essere?
«Qualcosa di piazzolliano».
Stasera alla Pieve di Calci accompagnerà con la sua chitarra la lettura del Vangelo di Marco. Ma come si rapporta alla fede nella vita quotidiana Carmen Martinez?
«Ho avuto un’educazione laica, però il rapporto con Dio lo vivo con grande energia. Una energia positiva che mi fa trovare Dio nella bellezza di un fiore che nasce, nel mare, nella magia di un tramonto, in tutto il creato».
Quali programmi ci sono nel suo futuro?
«Per quest'estate spero di portare in giro insieme a Salvatore Ciulla la lettura del Vangelo di Marco. E di tornare in Messico, dove l'estate scorsa ho suonato davanti a un pubblico meraviglioso. Poi farò altri concerti, continuerà a insegnare e, nei ritagli di tempo, dipingerò».
In tutto questo non ci sarà tempo per l'amore?
«Per ora nei miei pensieri ci sono soltanto progetti di lavoro, in cui l'unica compagna è la mia chitarra, amica insostituibile che non mi fa mai sentire sola».
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