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Il vigile era anche postino, un lavoro non gli bastava

Il vigile era anche postino, un lavoro non gli bastava

Un giorno a fare multe, un altro a consegnare lettere. Per 6 mesi riesce a conciliare i due impieghi a forza di certificati fasulli

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FIRENZE. Di certo non è un supereroe, ma anche lui ha scelto di vivere una seconda vita segreta cambiandosi quotidianamente la divisa. Un giorno postino a Firenze e il giorno dopo vigile urbano a Borgo San Lorenzo. E così per sei mesi, tra una scusa e l’altra. È la storia di un 39enne fiorentino che, dal maggio al dicembre 2005, è riuscito a portare avanti i due lavori, ingannando colleghi e amici. Come un marito infedele, ma con il lavoro.

L’uomo ha provato a difendersi in tutti i gradi di giudizio, assistito dagli avvocati Luca Gambogi e Marco Occhipinti. Ma giovedì la seconda sezione della corte d'appello di Firenze ha chiuso la vicenda, confermando la condanna per truffa e falso ideologico, a cinque mesi e dieci giorni.

Ingordo: aveva due lavori ed era in cerca del terzo: quando venne smascherato, nell'ottobre 2007, dai suoi colleghi vigili di Borgo San Lorenzo insospettiti dalle sue continue assenze, l'uomo stava partecipando a un concorso per vigile urbano a Orbetello.

Lavoratore instancabile? In un momento storico in cui la disoccupazione è alle stelle, sentire di un uomo che ne riesce a portare avanti due in segreto fa sorridere qualcuno e arrabbiare i più. Il giudizio si spacca in due: c'è chi lo definisce "il Robin Hood del precariato", che deve tenere i piedi su più staffe per non cadere nel baratro della disoccupazione, e chi un esempio di scarsa etica e di improbabile affidabilità. Due lavori: avrà anche due vite? Due mogli? Due case?

Per sdoppiarsi così, e non per una settimana ma per sei lunghi mesi, bisogna essere davvero bravi, bisogna essere attori, fingere, dissimulare, improvvisare. Il postino "in divisa" aveva partecipato al concorso per diventare vigile urbano a Firenze dichiarando di non avere un lavoro. In realtà stava aspettando di essere reintegrato alle Poste e quando ciò è avvenuto, con un contratto part time, ha deciso di non rinunciare a nessuno dei due stipendi, scegliendo così una quotidianità di segreti e di complicazioni. Su e giù, tutti i giorni, da Firenze a Borgo San Lorenzo, lungo il serpentone di asfalto della Bolognese, ora in divisa da vigile, ora in tenuta da portalettere. In barba all’esclusività del rapporto di lavoro: un lavoratore pubblico, per legge, non può infatti esercitare altre professioni.

Per riuscire a mantenere le due occupazioni, quando gli orari di lavoro coincidevano, si dava malato in un ufficio per vestire i panni del perfetto lavoratore nell'altro. Le cartelle delle presenze, presentate come prova durante il processo e messe a confronto, non hanno dato spazio ad alcun tipo di dubbio: quando il vigile era malato, il postino era in piena attività, e viceversa.

Una sorta di malato immaginario spinto non dall'ipocondria, ma dalla necessità di non perdere nessuno dei suoi due ruoli. E soprattutto stipendi. Sei lunghi mesi di corse contro il tempo e di mal di testa e virus influenzali improvvisi. Sembra che a fare aprire gli occhi ai colleghi sia stata una persona molto vicina all'uomo, probabilmente sua moglie dalla quale stava divorziando. Si può mentire a tutti, ma alla compagna della vita proprio no, specialmente se ha qualche motivo per metterti i bastoni fra le ruote. E così il quarantenne fiorentino oggi si limita ad avere un solo lavoro, quello del vigile urbano. Forse a lui sembrerà poco, ma per tanti è davvero un miracolo.

di Ludovica Monarca

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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