Gioco
Bacino grande, il futuro «Rimanga ai riparatori»
Per Cna sbagliato l’aut aut yacht-navi. Gestione Bacini: studio Rina anacronistico Italia Futura vuole Livorno come Amburgo. Mozione al sindaco di Tamburini (Pdl)
LIVORNO. Che ne sarà del bacino grande? Diventerà uno dei principali poli del Mediterraneo per le riparazioni navali o sarà trasformato nel regno di costruzione e refitting di mega-yacht? Lo studio elaborato dal Rina sul sistema dei bacini livornesi - che non ha dubbi nell’indicare la seconda soluzione come la più redditizia e occupazionalmente interessante - ha scatenato un diluvio di polemiche.
Dopo l’anticipazione del Tirreno, sono intervenuti Cna, Gestione Bacini spa e poi la politica: Italia Futura e Pdl. Tutti contro, ma con distinguo interessanti. «Non scarichiamo ai tecnici le scelte che spettano ad altri - afferma il direttore della Cna Marco Valtriani - spetta alle istituzioni e alla politica fare le scelte giuste affinchè si giunga alla quadratura del cerchio. Il nostro territorionon può permettersi di perdere nessun altro pezzo per strada, soprattutto se si tratta di settori ancora in grado di svilupparsi. Sarebbe un errore abbandonarsi alla tentazione di scaricare sui tecnici del Rina la responsabilità di scelte che spettano ad altri».
Valtriani continua: «Non riusciamo a comprendere come si possa solamente pensare ad un aut aut, quando si hanno di fronte due settori che hanno mostrato di reggere alla crisi, e che possono anzi conquistare nuove fette di mercato: una linea mediana c'è e la politica deve trovarla. I bacini sono una ricchezza per il territorio, e per di più pubblica, che altri porti ci invidiano e che mai allagherebbero per farne banchine: pensare di destinare tutta l'area ad una monocultura industriale, significherebbe ripercorrere errori del passato». C’è anche una questione di difesa delle specializzazioni tipiche di questa città: «Le professionalità legate alla navalmeccanica sono in maggioranza locali al contrario di quelle impiegate per il settore yacht».
Marco Fiorillo, socio della Gestione Bacini spa, va giù più duro: «Non siamo sorpresi dalla relazione del Rina di Genova. Pur senza mettere in dubbio imparzialità dell’ente, lo studio è stato commissionato dalla Azimut Benetti». Fiorillo entra poi nella sostanza: «Quando si fa notare che a Livorno non vi sarebbero le condizioni per lo sviluppo delle riparazioni di navi mercantili per mancanza di aree di pertinenza, si compie un errore, rischiando di rendere la relazione anacronistica. E’ dimostrata l'accessorietà delle aree di pertinenza di grandi dimensioni, considerato che gli spazi contigui attualmente a disposizione risultano più che sufficienti per lavori che verrebbero effettuati all'interno sia del bacino in muratura, sia di quello galleggiante». Il problema è legato anche all’uso degli spazi: «L'area dei bacini rimane di proprietà dello Stato anche se gestito dall'Autorità e deve essere messo a disposizione degli utenti anziché assegnato a chi spazi ne possiede abbastanza. Dubitiamo che esistano esempi paralleli nei quali un bacino di pari dimensioni a quello livornese viene sotto utilizzato per effettuare semplici operazioni di "parcheggio" di megayacht».
Italia Futura per bocca di Andrea Romiti auspica una soluzione di convivenza: «Dobbiamo dare un contributo politico affinché riescano a convivere la costruzione di yacht, lo sviluppo immobiliare dI Porta a Mare e le riparazioni navali per riproporre a Livorno le esperienze europee di Amburgo o di Rotterdam, dove la coesistenza tra riparazioni, costruttori di yacht e siti turistici sono la normalità. Non possiamo fare a meno di nessuna delle tre opportunità per Livorno. Abbiamo il secondo bacino di carenaggio per lunghezza d'Europa e il primo del Mediterraneo e questo significa che le navi fino a 300 metri possono essere riparate a Livorno e non portate all’estero dagli armatori come oggi purtroppo accade. E’ opportuno chiedere ai Riparatori Navali la possibilità di costruire un piano industriale nel nostro super-bacino per un periodo limitato da 3 a 5 anni, ipotizzando successivamente uno spostamento all'interno del nostro porto, nel quale non mancheranno gli spazi per non dissolvere le future opportunità».
Bruno Tamburini capogruppo del Pdl presenta invece una mozione in cui sottolinea le incongruità di alcune valutazioni del Rina in ordine alle prospettive economiche ed occupazionali connesse all'ipotesi commerciale e che un grande porto non potrebbe mai considerarsi tale senza il fondamentale settore delle riparazioni navali e invita il sindaco a chiedere con forza che venga riattivato il settore delle riparazioni navali».
Giulio Corsi
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