Gioco
Terrore in banca, arrestati in flagranza
Travisati, pistola e trincetto, fanno irruzione alla sede di piazza Damiano Chiesa. Presi dalle volanti con le mani nel sacco
LIVORNO. Per essere la prima rapina (lo hanno dichiarato loro stessi) è andata decisamente male. Appena partiti da Torino, i due rapinatori in azione ieri mattina alla Cassa di risparmi di piazza Damiano Chiesa, sono stati fermati dai carabinieri per un controllo. I due, come accertato dalla polizia, viaggiavano su una Fiat Punto nera intestata alla fidanzata di uno di loro. Una trasferta organizzata ad hoc per mettere in piedi il colpo. Poi a Livorno, durante l’agguato in banca, sono stati arrestati in flagranza di reato. In manette sono finiti Simone Miele, 29 anni, di Avellino, e Pietro Palmisani, di Ostuni, 44, entrambi residenti in provincia di Torino. L’accusa è rapina aggravata. Le volanti, coordinate da Stafano Caroti, li hanno sorpresi letteralmente con le mani nel sacco: uno dei due stava ancora frugando nei cassetti dell’istituto di credito.
Tutto inizia alle 11.30 quando un passante vede due persone incappucciate entrare in banca. Insospettito, chiama immediatamente la polizia che invia sul posto tre volanti. Nel frattempo in banca va in scena il terrore. Secondo la ricostruzione della questura, il primo a entrare ha in mano un taglierino tipo bisturi. All’interno dell’istituto ci sono otto impiegati e quattro clienti. L’uomo, con il volto travisato, irrompe e va dritto verso i cassieri: li minaccia con l’arma e intima loro di aprire le bussole dell’ingresso per far entrare il complice. Quest’ultimo è armato di pistola, che farebbe scattare l’allarme. Quando entrambi sono dentro, i due puntano taglierino e pistola contro tutti. Poi, uno di loro scavalca il muretto e passa oltre le casse. Inizia a rovistare nei cassetti e a mettere soldi in una borsa nera, poi sequestrata dalla polizia. Intanto un terzo complice (poi sparito) fa il palo all’esterno. Ma i colpi di scena non sono finiti. Passano pochi istanti e in banca entra un cliente, Andrea Michelazzi, livornese di 61 anni, che per pochi secondi rischia di incrociare i banditi. Questi è stato chiamato da un impiegato per fare un’operazione. Ma appena entra, trova una situazione strana: gira lo sguardo e vede un uomo, col volto coperto, intento a prendere i soldi dalle casse. Poi vede l’altro armato di taglierino. A quel punto capisce che si è trovato nel bel mezzo di una rapina.
Una riflessione che viene bruscamente interrotta dall’irruzione della polizia. Quattro agenti delle volanti, arrivati a tempo record: una delle pattuglie infatti è in zona. Gli agenti intimano a tutti di distendersi a terra. E nel parapiglia Michelazzi finisce sul pavimento, spintonato da un agente che lo scambia per un malvivente.
Come testimoniato dai poliziotti, il più giovane dei rapinatori, alla vista dei poliziotti, con le pistole alla mano si toglie repentinamente la calza e si disfa della pistola, sperando di passare inosservato e di confondersi tra i clienti. Ma il suo gesto non sfugge ai poliziotti delle volanti che ammanettano lui e il complice. Uno degli agenti taglia la tracolla della borsa per assicurarsi il recupero del bottino: 15.575 euro, subito restituiti alla banca. Poi la polizia trova all’esterno anche la Punto nera, parcheggiata in via Carega, nei posti a spina di pesce ma al contrario, col muso rivolto verso l’esterno, pronta alla fuga. Sequestrati l’auto, la pistola scacciacani (a salve), due calze, due cappelli e la borsa. Panico per strada, dove si sono radunate una cinquantina di persone.
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