Gioco
«Nel bacino grande meglio i megayacht»
Lo studio del Rina boccia il progetto delle riparazioni sulle navi mercantili dal punto di vista economico e occupazionale
LIVORNO. Lo studio elaborato dal Rina sul sistema dei bacini livornesi non sembra lasciare dubbi: se si vuole riattivare il bacino grande, meglio destinarlo all’attività di costruzione, refitting e riparazioni di mega-yacht che a quella di riparazioni su navi mercantili. E questo, sia dal punto di vista della redditività economica che da quello della compatibilità ambientale.
Lo studio del RIna. Un giudizio netto, che con tutta probabilità aprirà la porta a polemiche e discussioni, dopo anni di dibattiti sul riutilizzo del bacino grande, che è in disuso ormai da anni. Le conclusioni del Registro italiano navale faranno masticare amaro l’Autorità Portuale, che è intenzionata a ripristinare il bacino in muratura per farne il perno di uno dei poli per le riparazioni navali più grandi del Mediterraneo. Sorriderà invece Azimut Benetti, perchè il progetto dell’Authority confligge in qualche modo con lo sviluppo delle attività del Cantiere. Ma è proprio per cercare una via d’uscita da queste posizioni contrastanti, che il presidente Giuliano Gallanti e l’ingegner Vincenzo Poerio avevano commissionato uno studio al Rina per definire la migliore destinazione d’uso del bacino grande (nell’ambito del comparto dei bacini). Quindi qualcuno doveva rimanere per forza scontento. Ora lo studio c ’è e tutti gli elementi sono favorevoli all’ipotesi prospettata da Azimut Benetti.
E allora proviamo ad esaminare i due distinti progetti, sottolineando che le fasi di studio prese in considerazione dal Rina sono quattro: l’analisi di mercato; la definizione del piano industriale; la definizione di impatto ambientale:la comparazione dei risultati.
Scenario mercantile. Per quanto riguarda lo scenario «mercantile» il piano di intervento complessivo ammonterebbe a circa 25 milioni di euro. Il problema maggiore è rappresentato dalle aree necessarie per realizzare questo progetto, »che risulterebbero dal doppio al triplo di quelle attualmente disponibili» (8-12 ettari invece dei 3,5 attuali). Analogo discorso per le banchine di accosto:«attualmente si ha lapossibilità di utilizzare soltanto l’accosto 76 (320 metri di lunghezza)». L’indisponibilità di queste aree «si tradurrebbe in una sensibile riduzione di operatività degli scali, stimabile in almeno il 50%». Insomma, il progetto avrebbe seri limiti operativi.
Per il Rina, il mercato delle riparazioni mercantili è da quantificare «in 70 navi di diverse tipologie e dimensioni, che ogni anno possono richiedere l’ingresso in bacino, ripartite tra il bacino grande e quello galleggiante, in base alle loro tipologie e dimensioni».
Per quanto riguarda il volume di affari, secondo il Rina «l’incremento rispetto all’attuale volumi di ricavi è pari a circa 3 milioni di euro il primo anno per arrivare a circa 25 al quinto anno», quando il settore opererà anche in attività di refitting su armatori non solo locali. Quindi una stima complessiva »da 15 a 39,5 milioni di euro in cinque anni». Sul fronte dell’occupazione, l’incremento rispetto all’attuale numero di occupati (valutato in 100-120 unità), è «pari a circa 85 addetti il primo anno per arrivare a 160 al quinto anno. Più circa 15-20 addetti dedicati alla gestione dei bacini ».
Scenario yacht. Per quanto riguarda lo scenario yacht (costruzione di panfili oltre i 70 metri e riparazioni in bacino di 13 megayacht l’anno) , con il bacino grande in muratura ipotizzato come banchina di approdo per il refitting, lo studio del Rina mette subito in evidenza che i vincoli e le limitazioni operative «non sono significativi» e che per adeguare l’area alle esigenze dello yachting «sono necessari 2,5 milioni di investimenti», un decimo rispetto alla previsione mercantile, e «6-12 mesi di lavori». Quindi le aree sarebbero immediatamente usufruibili e l’attività, già in essere, «prevede un raddoppio dei volumi nel giro di tre anni».
Rosee le prospettive del Rina sul volume d’affari del progetto Benetti: «L’incremento rispetto all’attuale volume dei ricavi è pari a circa 50 milioni di euro il primo anno, per arrivare a circa 150 milioni al quarto anno». In totale il Rina prevede un incremento da 91 a 240 milioni di euro in quettro anni.
Sul fronte dell’occupazione, il Rina sostiene «che l’incremento rispetto all’attuale numero di occupati, in quattro anni, è pari a circa 15 addetti per Azimut Benetti e circa 600 per l’indotto». Positivo, secondo lo studio, anche l’impatto economico-sociale sul territorio: «Il fatturato delle aziende dell’indotto sarà più che raddoppiato nel 2015/16 per l’effetto congiunto dell’incremento di lavoro delle nuove costruzioni e del refit».Il confronto tra gli elementi delle due soluzioni sottoposte a studio parla chiaro: ora la parola passa al presidente Gallanti.
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