Il Tirreno

Livorno

Lite con l’agente sul bus Assolta dopo tre anni

di Federico Lazzotti

Le presunte minacce durante un controllo: «Fascisti, non sapete chi sono io» In un primo momento l’avevano condannata a pagare 5mila euro di danni

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LIVORNO. Valeria Giuliani, 34 anni e una laurea in Storia dell’Arte, la mattina del 21 maggio 2009 è salita su un autobus con sua nonna per tornare a casa dopo un giro in centro, ma quel viaggio – da via Cairoli a via Molise dove abita – è finito solo tre anni più tardi con la sentenza di assoluzione pronunciata ieri mattina poco prima delle 11,30 dal giudice Antonio del Forno.

«Resistenza a pubblico ufficiale, minacce e il rifiuto di fornire la proprio identità», questa l’accusa nei confronti della donna.

Durante questo percorso infinito, iniziato con una lite con un agente della polizia che le chiedeva conto del biglietto, la trentaquattrenne è stata prima raggiunta da un decreto penale nel quale era stata condannata a pagare quasi cinquemila euro e un’opposizione che l’ha portata davanti al giudice. «Siete dei fascisti di merda, io vi denuncio non sapete chi sono io», è la frase incriminata e dalla quale, ora, è stata scagionata.

«Il mio avvocato Massimo Gambacciani – racconta fuori dal tribunale – mi aveva avvisato dei rischi che correvo rifiutando di pagare e affrontando un processo, ma sono sempre stata convinta di essere dalla parte della ragione e per questo sono andata avanti. Oggi per me è il giorno del riscatto, mi basta questo per essere contenta e non ho nessuna intenzione di denunciare per diffamazione chi mi ha fatto passare tutto questo».

Secondo quello che racconta la donna, la mattina del 21 maggio di tre anni fa, lei e la nonna erano appena salite sull’autobus. «L’ho fatta sedere – ricorda – e poi sono andata verso la macchinetta timbra biglietti per obliterare». Nonostante le diverse versioni, una cosa è certa: in via Cairoli salgono sull’autobus due controllori e altrettanti agenti. La macchinetta viene bloccata per impedire ai furbetti di timbrare in zona Cesarini, ma questo impedisce anche a Valeria di obliterare. Da qui nasce un diverbio che in aula ha ricordato solo l’agente che ha poi querelato la passeggera. Gli altri tre testimoni, al contrario, hanno raccontato che la situazione è «sempre rimasta sotto controllo» e di non aver sentito la trentaquattrenne offendere l’agente e urlare frasi intimidatorie. Nonostante questo, il pubblico ministero aveva chiesto che l’imputata venisse condannata a sei mesi. L’ultima insidia prima che Valeria potesse scendere da quel bus.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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