Sicurezza
la testimonianza
Era il 21 maggio 2009 quando ho portato mia nonna di 86 anni in città, al ritorno ho preso l'autobus, che data l'ora era abbastanza affollato, ho fatto sedere mia nonna preso i biglietti e mi sono...
Era il 21 maggio 2009 quando ho portato mia nonna di 86 anni in città, al ritorno ho preso l'autobus, che data l'ora era abbastanza affollato, ho fatto sedere mia nonna preso i biglietti e mi sono girata a timbrare, l'autobus si è fermato in via Cairoli e sono saliti i controllori con a seguito i due poliziotti di quartiere. Il controllore vede che provo a timbrare e con tono arrogante mi dice che è tardi e devo dargli i documenti. Io cerco di spiegargli che avevo fatto sedere mia nonna e stavo andando a timbrare, c'era gente non ce l'ho fatta prima che l'autista spengesse la macchinetta. Inoltre avevo un biglietto in scadenza dopo pochi minuti, glielo mostro ma lui non lo guarda nemmeno. Interviene mia nonna il controllore decide di non farmi la multa anche e si giustifica della sua arroganza dicendo che «aveva avuto l'impressione che io volessi fare la furba» io mi stizzisco ma la cosa sarebbe finita se non fosse che, uno dei due poliziotti mi si avvicina e spintonandomi sulla spalla come se fossi un suo amico del calcetto mi dice che «te il biglietto non lo volevi fare l'ho capito da quando t'ho visto alla fermata». Gli chiedo per favore, di non mettermi le mani addosso e poi domando come facesse a sapere le mie intenzioni solo guardandomi. Lui mi chiede il documento e io gli chiedo il perché lo vuole, mentre cerco nella borsa il portafoglio con una mano, nemmeno il tempo di prenderlo che mi prende per un braccio e inizia a strattonarmi urlando che mi porta in questura. La mia nonna si alza per venirmi dietro e si sente male. Mi divincolo per sorreggerla, la situazione si calma lei si siede, mentre fanno accertamenti su di me, cerco di spiegare al controllore che quello non è il modo di trattare le persone, che non è possibile che io che sono una brava persona sono stata trattata da delinquente per il biglietto dell'autobus, facendogli notare che comunque quando l'Atl è in rosso la risana il Comune con i soldi del cittadino, quindi quello non è certo il modo di trattare un fruitore di un servizio pubblico. Il poliziotto mi intima di stare zitta altrimenti mi denuncia e mi rovina la vita, io domando per quale reato mi volesse denunciare. Alla fine non mi fanno la multa e non mi portano in Questura. E all'Atl mi dicono che dovrei fare un esposto in Procura tramite il mio avvocato, ma lascio perdere.
Il pomeriggio del 31 dicembre 2010 si presenta alla porta di casa un carabiniere per notificarmi un decreto penale di condanna a 4 mesi di reclusione sostituiti da una sanzione di 4900 euro e spiccioli per il reato di «violenza consistita nel divincolarsi dalla presa dell'agente di polizia nonchè minacce consistite nella frase fascisti di merda, io vi denuncio voi non sapete chi sono io», parole che sicuramente non sono uscite dalla mia bocca, in quanto non sarei mai così stupida da offendere un agente di polizia ne tantomeno rivesto una posizione in qualche modo tale da poter dire «non sa chi sono io». Mi consulto col mio avvocato che mi informa che posso fare opposizione a questo decreto e affrontare un processo, ma con il rischio di venire poi condannata ad una pena più severa in quanto sarebbero venute meno le attenuanti generiche. Decido di andare avanti, non tanto per la condanna, che era sospesa e non sarebbe figurata, ma proprio per un desiderio di giustizia, perché sono una persona seria, integrata onesta e una cittadina attiva e mi hanno insegnato a non tollerare le ingiustizie.
Valeria Giuliani
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