Gioco
Porto, Agelp sull’orlo del baratro
Marchesini: dimezzate le richieste dalle imprese, troppe furbate per dribblare l’obbligo di legge
LIVORNO. Non c’è proprio pace sulle banchine: dopo i guai della Compagnia portuale, ecco che la campana suona per l’Agelp, l’agenzia che ha l’esclusiva della fornitura di manodopera per affrontare in modo flessibile i picchi di lavoro. Dà occupazione a 64 persone (58 operativi e sei amministrativi) ma adesso è sull’orlo dell’abisso: rischia di saltare, dicono senza tanti giri di parole dal quartier generale.
La minaccia è talmente incombente che ieri hanno suonato l’allarme sia i vertici dell’agenzia (per bocca del presidente Giacomo Marchesini) sia i lavoratori (che hanno presidiato con rabbia il varco Valessini). E non senza differenze d’accento, se è vero che i lavoratori rimproverano al gruppo dirigente di essersi mossi tardi.
Negli ultimi mesi si è drasticamente ridimensionato il numero delle chiamate. «Basti dire – avverte Marchesini – che nei primi sette mesi si sono avuti 7.913 turni con una media mensile di 1.130, in linea con gli obiettivi di budget, ma nei restanti 5 mesi la quota è precipitata a 3.387, con 677 turni al mese, cioè non molto più della metà di quanto sarebbe necessario per tenere in equilibrio i conti». E questo mentre crescono i traffici contenitori (4,3%), ro-ro (3,7%), merci varie (8,8%) e esplode il problema degli straordinari record...
L’Agelp non funziona come una impresa qualsiasi: «È l’Authority che detta le nostre tariffe, la nostra pianta organica, il nostro regolamento organizzativo, l’utile di attività», aggiunge. Di più: «In nome della trasparenza abbiamo articolato la tariffa in dettagliatissime voci». Insomma, è un mercato regolato dall’autorità di settore: ma – sbotta Marchesini – tutto funziona finché anche il resto del porto risponde in qualche modo alle regole».
Nella plancia di comando dell’agenzia dicono che i gravi problemi dell’Agelp sono la spia del fatto che il resto è diventato un Far West: imprese che invece di offrire servizi, in realtà forniscono impropriamente manodopera al posto dell’unico soggetto che sarebbe titolato a farlo, «cioè noi dell’Agelp». Hanno coniato un termine singolare per definire questa situazione sulle banchine: la “triestizzazione”. Tradotto: finire come a Trieste dove non c’è nessun soggetto articolo 17 tipo l’Agelp.
Alla radice dei problemi, a giudizio del presidente Marchesini, c’è il fatto che una rilevante fetta delle imprese utilizzatrici hanno voluto rimanere alla finestra senza entrare nell’Agelp: ne fanno parte Tdt, Compagnia Portuale, Cilp, Ltm, Tco, Intercontainers, Taf, Seatrag, Mediterranea Trasporti. La Compagnia ha messo a disposiziojne le quote per far entrare altri operatori: ma finora inutilmente.
Adesso arriva l’ultimatum: i soci – sottolinea – non accetteranno di restare con le mani legate a pagare i conti in rosso creati da una situazione che dipende da altri. «Le perdite 2009 e 2010 le abbiamo coperte grazie al fatto che gli anni precedenti gli utili li abbiamo messi a riserva anziché distribuirli oppure li abbiamo utilizzati per sconti ai clienti». Oltre il danno la beffa: i soci Agelp, in caso di perdite, finiscono per avere uno svantaggio competitivo pagando i turni più di chi è rimasto fuori dalla compagine sociale.
Ecco perché, secondo Marchesini, è indispensabile che «si allarghi la compagine soci di Agelp», che si rinnovi «l’autorizzazione per l’avviamento di lungo periodo», che si rafforzi lo strumento della formazione professionale. Nel mirino sono anche altri quattro aspetti: 1) l’invito alle autorità di controllo a usare lo strumento della sospensione «anche ai terminalisti che tollerano o addirittura incentivano» l’autoproduzione da parte degli armatori (che fanno fare ai marinai le operazioni portuali); 2) il riesame dell’ordinanza 40 così da distinguere con maggior efficacia il lavoro temporaneo (prerogativa Agelp) evitando di catalogare come servizi attività come la smarcatura che «sono pura e semplice prestazione di manodopera»; 3) una più forte vigilanza contro »un uso indiscriminato e illegittimo degli straordinari e della doppia turnazione da parte di alcuni operatori»; 4) il rischio che la zonizzazione del porto finisca per restringere gli spazi del porto merci e dunque anche di Agelp.
Mauro Zucchelli
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