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Pediatri a casa soltanto se necessario

Pediatri a casa soltanto se necessario

LIVORNO. «I pediatri? Non è che non fanno le visite domiciliari, fanno quelle che ritengono necessarie». Così Franco Giuntini, pediatra della città, nel corso della seduta della 5° commissione...

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LIVORNO. «I pediatri? Non è che non fanno le visite domiciliari, fanno quelle che ritengono necessarie». Così Franco Giuntini, pediatra della città, nel corso della seduta della 5° commissione "Politiche sociali", sulle tematiche legate alla medicina di base. «I pediatri non si sottraggono ai loro obblighi laddove ci sia davvero un'urgenza - continua Giuntini - ma nella maggioranza dei casi i bambini possono essere condotti in ambulatorio senza che il medico vada a domicilio. Non si capisce come mai un bambino che ha la febbre a 39 viene portato al pronto soccorso ma non dal pediatra». Il tema delle visite a domicilio da parte dei pediatri è stato al centro della discussione della seduta comunale che si è svolta ieri pomeriggio. «Il livello qualitativo della pediatria livornese è migliorato negli ultimi anni - continua Giuntini - e negli ambulatori, il pediatra ha tutti gli strumenti adeguati per curare il bambino che viene visitato al meglio e in modo più veloce. Al pronto soccorso, ad esempio, l'esito di un esame clinico arriva dopo 24 ore, mentre dal pediatra i risultati arrivano dopo pochi minuti e i test non costano niente alla collettività». L'argomento ha suscitato qualche disappunto tra i consiglieri comunali. Marcella Amadio (Pdl) dice: «Se mi affidassero un bambino con febbre a 39, non lo farei uscire di casa. Resta il fatto che non si capisce come mai al pronto soccorso bisogna aspettare 24 ore per avere un risultato medico, mentre dal pediatra arriva subito». Anche Lamberto Giannini (Sel) esprime perplessità: «Il bambino è un soggetto fragile ed esprimo forti dubbi davanti all'invito del pediatra a portarlo in ambulatorio, dopo una semplice telefonata». Sull'argomento medici di base, Pasquale Cognetta, sottolinea l'importanza dell'ospedale di comunità ma «è necessario aumentare il numero dei posti letto, perché quelli presenti sono pochi». Marco Cannito (Città Diversa) sottolinea la necessità di «creare figure che aiutino il medico di base e l'importanza di lottare contro la burocrazia che ne rallenta il lavoro».

Valeria Cappelletti

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