Il Tirreno

Livorno

Asl, 200mila euro per stare due anni in un ufficio

di Federico Lazzotti
Asl, 200mila euro per stare due anni in un ufficio

La direzione lascia Monterotondo che aveva fatto ristrutturare nel 2009, ora la dirigenza ha traslocato nell’ex reparto di ginecologia in viale Alfieri

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LIVORNO. A due anni dal restauro contestato, i vertici dell’Asl 6, una quindicina di persone con in testa il direttore generale Monica Calamai, hanno traslocato dalla sede di Monterotondo, destinata alla vendita come altri immobili sacrificati per fare cassa e costruire il nuovo ospedale. Tutti trasferiti nei locali dove fino a qualche anno fa c’era il reparto di Ginecologia, al secondo piano dell’ospedale entrando dall’ingresso di viale Alfieri. Così da lunedì mattina il terzo piano dell’edificio di Monterotondo, rimesso a nuovo 24 mesi fa con un investimento di 200mila euro, è rimasto deserto: via scrivanie e documenti, ora ammassati in decine di scatoloni nell’atrio di quella che lentamente sarà la nuova casa per gli uffici amministrativi dell’Azienda, circa un centinaio di dipendenti. Ma stavolta il primo ad abbandonare la nave è stato il comandante, seguito dal direttore amministrativo, quello sanitario e tutta la segreteria.

La prova che il trasloco è avvenuto sta nel cartello che si vede sulla sinistra entrando dall’ingresso di viale Alfieri. C’è scritto «Direzione Aziendale», padiglione A, secondo piano. Salendo le quattro rampe di scale, quello che colpisce sono i due affreschi che rappresentano alcune imbarcazioni alle prese con il mare in tempesta. Dietro a una porta a vetri, gli uffici con dentro tutto il necessario per lavorare, a partire dai computer per finire con le targhette con il nome sulle porte.

Una trasloco che potrebbe avere degli strascichi, soprattutto ricordando le polemiche a cavallo tra la fine del 2009 e l’inizio dell’anno successivo quando un volantino della Cisl svelò la maxi ristrutturazione del terzo piano di Monterotondo, dove fino a venerdì scorso sono rimasti gli uffici dei vertici dell’azienda. «Per ristrutturare i locali dove lavorano i dirigenti – tuonava il sindacato – sono stati spesi duecentomila euro che sarebbero potuti servire per dare maggiori servizi ai cittadini». Invece vennero impiegati per creare un ambiente elegante: pavimenti color pastello rossi ed arancioni, porte a vetri e piante da arredo, in particolare orchidee.

Un scelta che alzò un polverone anche politico, tanto che l’allora consigliere comunale del Pdl Andrea Romiti attaccò l’Asl. «L’immobile – disse – è fatiscente però il piano della dirigenza è stato ammodernato secondo canoni di lusso».

Alle polemiche la direttrice generale rispose per le rime: «Questa è una sede istituzionale e di rappresentanza – spiegò Monica Calamai – .Quando sono arrivata ho trovato situazioni come bagni che sembravano latrine. È giusto, invece, che i lavoratori, direttrice compresa, operino in un ambiente confortevole e dignitoso».

A distanza di poco più di due anni la sede «confortevole» e «dignitosa» è stata abbandonata. «La maggior parte degli arredi – assicurano fonti vicine ai vertici Asl – saranno riciclate e trasferite nella nuova sede».

Un occhio al portafoglio pubblico, dunque, ci sarà, ma intanto restano quei duecento mila euro spesi solo ventiquattro mesi prima, di cui buona parte, soprattutto per quanto riguarda gli interventi edili, la messa a norma degli impianti elettrici e la bonifica della discarica andranno persi.

Poi una constatazione: i più ottimisti sperano che il nuovo ospedale sarà pronto nel 2017. In vista dunque c’è un altro trasloco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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