Gioco
Addio a Baldi sport, ha vestito tutti gli atleti
Dopo sessantasei anni di attività lo storico negozio chiude i battenti. «Il marchio resterà, ma la crisi e la grande distribuzione ci hanno ucciso»
LIVORNO. Le prime scarpette da calcio, in pelle nera e tredici tacchetti in gomma, erano sullo scaffale più alto, le illuminava un neon e per settimane, a volte anche per mesi, ti hanno guardato mentre camminavi davanti a una delle tre vetrine sotto i portici di via Cairoli. Si chiamavano e si chiamano ancora “Pantofola d’oro” e in 125 anni le hanno indossate Gianni Rivera, Falcao, Roberto Baggio e i Galacticos del Real Madrid.
È sognando di indossarle, calciare e vedere la rete gonfiarsi mentre mamma ti assicurava che a Natale sarebbero state tue che generazioni di ragazzini hanno conosciuto quell’insegna, scritta in nero, “Baldi centro sport” con il puntino sulla i sostituito da un cerchio rosso che assomiglia tanto a un pallone. Quattro anni fa dalla sede storica di via Cairoli, dove aveva aperto negli anni Sessanta, il negozio ha attraversato la strada per trasferirsi al numero 29 di via San Francesco. Adesso Massimiliano Baldi, 34 anni, nipote del fondatore, Alessandro, ha deciso di chiudere i battenti, almeno quelli che riguardano la vendita al dettaglio. «Rimarremo come distributori di divise per l’esercito – tranquillizza il titolare – un’attività che rispetto al negozio rende di più e comporta meno sacrifici. Se dispiace lasciare? Certo – ammette mentre spiega a un cliente che il cappellino della Juventus è unisex e regolabile – ma è una scelta dettata dal mercato. I centri commerciali e la grande distribuzione offrono materiali di qualità discutibile a prezzi bassi, i rincari dei produttori, dall’altra parte, hanno allargato la forbice dell’offerta. Poi mettici la crisi che ha messo in ginocchio le famiglie che non hanno più soldi nemmeno per comprare i vestiti ai loro figli, le scelte discutibili dell’amministrazione comunale. E la frittata è fatta. L’altra settima solo per dirne una – insiste – ho pagato qualche migliaia di euro di bollette e ora parlando con il commercialista mi ha spiegato che con l’introduzione dell’Imu ci saranno altri rincari. Ho sempre pensato che quando si fa un lavoro debba essere gratificante. Purtroppo, oggi, fare il commerciante è diventato insostenibile se si mettono sulla bilancia costi e sacrifici e soddisfazioni e benefici».
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