Il Tirreno

Livorno

Da cestista a narcotrafficante: arrestato

di Lara Loreti
Da cestista a narcotrafficante: arrestato

Promessa del basket ed ex allenatore scovato dall’Interpol in Brasile, dove viveva sotto falso nome. Ricercato da 10 anni

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LIVORNO. In città manca da oltre vent’anni. Anche se c’è chi sostiene che, in realtà, in tutto questo tempo sia venuto più di una volta a Livorno sotto falso nome, usando un passaporto contraffatto, per visitare i luoghi della sua prima vita. La seconda, Paolo Santigili, livornese classe 1959, l’ha vissuta in Brasile, nell’affascinante città di Porto Seguro Bahia. Lì, nella sua lussuosa casa vicino al mare, lunedì mattina l’ex giocatore e allenatore della Pallacanestro Livorno è stato arrestato dall’Interpol in esecuzione di un mandato di cattura per traffico internazionale di droga. Il risultato di un’indagine durata tre mesi. Ricercato in Italia da dieci anni, ora dovrà scontare la pena stabilita dal tribunale di Milano di 9 anni e due mesi. Nei prossimi giorni si saprà se sarà estradato in Italia o non.

L’altra mattina la polizia ha raggiunto Santigli, alias Ettore Dertoni (è questo il nome che aveva scelto per rifarsi una vita) nella sua abitazione nella zona di Avenida do Descobrimento, a pochi passi dalla spiaggia. L’Interpol gli stava dietro da mesi. In Italia era ricercato dal 2002. Lui intanto viveva nella sua confortevole residenza a Porto Seguro. Bella vita, locali, donne, amicizie influenti tra le autorità sudamericane, proprio come Johnny Depp in Blow. Secondo quanto accertato dalla polizia, Santigli in Brasile aveva messo su un piccolo impero imprenditoriale, formato da ristoranti, stabilimenti balneari e uffici, che però gestiva indirettamente tramite parenti e prestanome. Attività e proprietà che ora sono al vaglio della polizia. Si tratta di accuse tutte da verificare.

Una cosa però è certa: in Brasile Santigli aveva dato una svolta alla sua esistenza. I tempi della pallacanestro sembravano ormai lontani anni luce. O forse già morti e sepolti sotto la sabbia, dove peraltro si dice che nei primi anni Novanta, insieme a due complici, lui avesse nascosto un grosso quantitativo di droga. Ma andiamo per ordine.

Santigli nasce in città nel novembre del 1959 in una famiglia livornese formata da mamma, babbo e fratello. Già a 12 anni, nel 1971, entra a far parte delle giovanili della Pallacanestro Livorno. Una passione che si porta dietro per tutta l’adolescenza tanto che poi continua la sua promettente carriera nel gruppo Juniores. Ma già nei primi anni Ottanta si trova coinvolto in un brutto fatto di droga in Germania, dove viene trattenuto per qualche tempo. Quando torna, segnato anche dal lutto per la morte del padre, cerca di reinserirsi nella società e nello sport. E a metà degli anni Ottanta torna a giocare in serie D. In quegli anni Santigli si dedica anche all’allenamento delle giovanili della Pallacanestro Livorno. Nella vita privata aiuta il fratello nella gestione di un’edicola in piazza Attias. Negli anni successivi, però, qualcosa cambia nella sua vita. Santigli comincia a frequentare strani giri e nel contempo si innamora del Brasile, dove stabilisce la sua seconda dimora. Nel 1992 la svolta: il cestista viene arrestato in Brasile per un traffico internazionale di cocaina da 200 chili. Una grossa partita, in partenza per Livorno, che però viene fermata prima dell’imbarco: la roba è nascosta in container che in realtà dovrebbero portare vino. Altra droga viene trovata nella sua villa brasiliana. Una vasta indagine condotta dalla squadra mobile livornese e dalla finanza. Santigli finisce in carcere in Brasile, dove sconta una breve pena. Intanto trova l’amore: una compagna brasiliana che secondo dicerie lo avrebbe aiutato a uscire di galera grazie ai suoi buoni uffici locali. In ogni caso, Santigli si ambienta sempre di più a Porto Seguro e fa anche tre figli. Da allora inizia una lunga fase nella vita brasiliana del livornese fatta da un lato di alterne vicende giudiziarie (ricorsi e controricorsi), dall’altra della crescita della sua attività imprenditoriale, che diventa sempre più vasta, parallelamente alle sue amicizie politiche. Ma la spada di Damocle della giustizia pende sempre sulla testa di Santigli. E lunedì scorso, nel giorno di San Giuseppe, c’è la prima resa dei conti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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