Il Tirreno

Livorno

Dietro la rissa i guai dei servizi e la fame da Prg

di Mauro Zucchelli
Dietro la rissa i guai dei servizi e la fame da Prg

Il duello con gli alleati di sinistra, la tentazione del feeling sul mattone e l’occhiolino centrista

6 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La commedia è andata per le lunghe perché, nel solco della miglior tradizione teatrale politichese, ciascuna delle parti ha provato a inclinare il tavolo così che a rovesciarlo però sia l'altra (e poterle imputare il prezzo che si immagina sempre debba pagare chi rompe i patti).

Più che un terremoto con scosse di assestamento successivo – con un evento choc ma anche, in certo qual modo, con una fine – era stato fin qui un interminabile “sciame sismico”. Con un forte rischio di logoramento, una guerra di posizione che sfibra non solo chi sta nel Palazzo ma soprattutto chi, fuori, attende idee di governo per uscire dalla crisi (di conti economici e soprattutto di orizzonti).

Grave quanto? Palazzo Civico continua a proiettare il film in cui, comunque vada, noi «speriamo che ce la caviamo»: magari aggrappandoci a quel più 1% della crescita del Pil certificata dall'Irpet. Basta alzare gli occhi, però, per vedere che a moltiplicarsi sono soprattutto i “compro oro”, le scommesse, i videopoker e le slot machine mentre la Compagnia Portuale cerca di evitare il patatrac vendendo il gioiellone di famiglia (occhio però che altre banchine del porto non vanno affatto male…).

EFFETTO DOMINO

In principio fu la crisi (politica) di mezz'estate innescata dalle dimissioni dell'assessore Claudio Ritorni; poi il congelamento degli assessori da parte del sindaco Alessandro Cosimi; quindi, la sostituzione del vicesindaco Idv (da Cristiano Toncelli a Luca Bogi) e l'arrivo del superassessore Mauro Grassi da Firenze. Neanche il tempo di mettersi seduti ed ecco che la crisi si ribalta sul partito-guida del centrosinistra: nel giro di cinque giorni viene impallinato il segretario della federazione Filippo Di Rocca, sostituito dal cecinese Samuele Lippi in ticket con Yari De Filicaia (il cui ruolo è cresciuto nel duello con Cosimi durante gli scossoni di Palazzo civico).

Il terzo tempo è quello in cui si fraternizza con gli avversari, ma solo nel rugby: a Palazzo civico invece, nel nuovo round del duello interno al centrosinistra in ottobre, l'Idv brinda al sequestro dell'ex cava al Limoncino e quello spumantino brucia sulle “ferite" del Pd (e delle giunte di Comune e Provincia) più che se fosse tequila su uno squarcio nel petto. Quanto basta per regalare al colto e all'inclita un battibecco infinito e surreale: i dipietristi che rivendicano a sé il dna etico-politico di Berlinguer, il Pd che li bolla come gli eredi tutt'al più di Scilipoti. A tirar tutti fuori dall’imbarazzo è il superiore interesse nazionale: a Roma il fronte anti-Berlusconi deve far quadrato, possibile che a Livorno litighi?

AI TEMPI DI FACEBOOK

Bisognerebbe a questo punto perdersi in un ginepraio di episodi, punzecchiature, sberle, mediazioni, pernacchie, severi moniti o perentori inviti. Anche perché, non bastasse la dose giornaliera consigliata per soddisfare il fabbisogno della voglia di prendersi a sberle dentro il centrosinistra, ecco che la new entry di Palazzo civico, il super-assessore Mauro Grassi ci mette del suo e alza il velo su cos’è la politica nell’era di Facebook: un simpatico ping pong di sganassoni dialettici fra lui e il capogruppo Idv Andrea Romano in una recita a soggetto che tocca millanta argomenti, forse tranne l’urbanistica che sarebbe il campo d’azione del Nostro. Comunque, con modestissimo giovamento al grado di coesione dell’equipaggio a bordo della zattera del centrosinistra livornese.

LITE IN CINEMASCOPE

L’ultimo atto prende la rincorsa da lontano (ma lemme lemme, per carita). Addirittura da prima dell’esplodere della crisi di Palazzo con Ritorni che sbatte la porta. Qualche giorno prima, a fine luglio, il centrosinistra era andato in fibrillazione sull’operazione ex Gran Guardia che porterà il colosso H&M al posto del cinema : ma in quel caso soprattutto per il mal di pancia in casa Pd (Del Corona e Latorraca). Il cammino di questa pratica sembra uno zigzag fra guai, intoppi e incidenti di percorso: compresa la mancata immediata esecutività del provvedimento. La scena madre? Del Corona (Pd) e Romano (Idv), peraltro entrambi assai critici sul caso di specie (Gran Guardia), litigano a brutto muso. Finisce che Del Corona, scusandosi poi per aver perso la testa, gli dice che lo aspetta fuori per regolare i conti. I dipietristi ribattono: dentro il Pd c’è chi le inventa di tutte per alzare la tensione con noi così da liquidare l’alleanza a sinistra (Idv e Sel) e cercare feeling con l’area centrista (Lamberti più l’Udc).

L’ex sindaco punta a rientrare nel gioco e a diventare il regista dello spostamento degli equilibri verso Terzo Polo e dintorni: a costo di rimangiarsi l’altolà al nuovo ospedale.

IL CONVEGNO SALTATO

Chiunque ami le dietrologie può esercitarsi: solo in extremis è saltato il convegno rutelliano-lambertiano che vedeva fra i protagonisti il governatore Rossi e il sindaco Cosimi più big come Bruno Tabacci e il sottosegretario Improta.

STRABISMO DEL MATTONE

Non è una novità, questa geometria variabile in tempi di piano regolatore: è una tradizione consolidata il fatto che, forse non sempre ma certo abbastanza spesso, una parte del lato destro dell’opposizione ha strizzato l’occhio alla giunta: è sufficiente rimanere in aula quando vacilla il numero legale, dire sì all’immediata esecutività e, quando l’ora lo esige, una bella astensione con dichiarazione di voto...

Rispetto al refrain del passato, c’è semmai che il feeling con il centrodestra arriva in tandem con la lite fra il Pd e gli alleati sulla sponda sinistra.

LA BUCCIA DI BANANA

I più stretti collaboratori di Cosimi sanno bene che il sindaco è arciconvinto del fatto che contro di lui sia scesa in campo una sorta di “coalizione dei volenterosi” fatta di cento tasselli differenti, uniti nella lotta per evitare che sia lui a mettere i paletti del nuovo piano regolatore. Il motivo? Gli altolà con cui ha respinto al mittente una conglomerata di appetiti nel segno del mattone. Eppure, al tempo stesso, è lui il sindaco che ha dovuto mettere la firma al Nuovo Centro per chiudere il contenzioso Fremura, la rimodulazione della Porta a Mare, la variante all’ex Gran Guardia. E abbiamo tenuto fuori dal conto le manovre urbanistiche che potrebbero esser necessarie (a Monterotondo, sempre da lui negata con forza, e all’ex Ceschina) per tenere in piedi i conti dei progetti relativi al nuovo ospedale e all’ippodromo.

LE EX MUNICIPALIZZATE

La “matita magica” del piano regolatore che decide quali zolle diventano oro non è però l’unica ragione dietro a questa babele di tensioni, beghe, liti. C’è anche un aspetto particolare della gestione della crisi: il nuovo assetto delle ex municipalizzate (Asa, Aamps e Atl).

È un ginepraio di problemi. Prima cosa, per l’impatto sociale da conteggiare due volte: riguarda le 1300 famiglie che campano con le buste paga di chi vi lavora ma coinvolge da vicinissimo anche la qualità della vita di tutti i cittadini.

Secondo elemento, per il garbuglio di orizzonti politici: larghi pezzi del centrosinistra (Pd) hanno visto a lungo nell’arrivo dei privati il grimaldello per rendere più efficienti servizi che talvolta assomigliano a carrozzoni, poi ci si è ritrovati a fare i conti con la vittoria del sì anti-privatizzazioni nel referendum sull’acqua e questo ha scompaginato le carte.

Terzo aspetto, per la rivoluzione che sta investendo sia la geografia che le strategie del settore: nel giro di pochi mesi, tutt’al più un paio di anni, avremo la messa in gara delle reti del gas, l’ingresso dell’Atl in una azienda regionale di trasporto pubblico in vista dell’affidamento del servizio bus mediante gara, la creazione di ambiti subregionali per gestire i rifiuti e la trasformazione di Aamps in qualcos’altro di cui non si vedono i contorni (ma certo a scala ultraprovinciale).

Al di là del teatrino politico, è su questo che le strategie all’interno del centrosinistra hanno preso strade sempre meno convergenti. Anzi, quasi agli antipodi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web