Il Tirreno

Livorno

«Se la sanità è nel caos è anche colpa dei politici»

di Anna Cecchini
«Se la sanità è nel caos è anche colpa dei politici»

La polemica dei sindacati dopo che gli amministratori dell’area cecinese hanno sfiduciato la Calamai: Cosimi deve convocare la conferenza dei sindaci

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LIVORNO. «Quando nei mesi scorsi siamo andati a chiedere a Cosimi di convocare la Conferenza dei sindaci è perché avvertivamo un pericolo forte, quello della perdita di organicità dell sul territorio provinciale». Parte da lontano Massimo Ferrucci, segretario del sindacato autonomo della sanità Fials, per commentare la decisione dei sindaci della Bassa Val di Cecina di sfiduciare il direttore generale dell’Asl 6 Monica Calamai e di chiedere un incontro urgente al governatore Rossi per cominciare a “trattare” le vicende della sanità direttamente con la Regione. E se ieri l’assessore Scaramuccia si è detta disponibile ad incontrare gli amministratori della bassa Val di Cecina, invitandoli però a ritrovare la calma necessaria, lo strappo istituzioni-Asl preoccupa molto i sindacati della sanità, uniti nel chiamare in causa i sindaci dell’intera provincia per arginare la deriva del sistema sanità territoriale.

A chiedere l’intervento del primo cittadino livornese in qualità di presidente della Conferenza dei sindaci non è solo il Fials, ma anche Cgil-Uil.

«Al di là delle buone ragioni che hanno spinto gli amministratori dell’area cecinese a sfiduciare la Calamai - spiega ancora Ferrucci - è chiaro che il territorio provinciale, che corrisponde a quello dell’Asl 6, è soggetto a frazionamenti che ci rendono più deboli rispetto ad altre aziende, soprattutto quella di Pisa».

Sintomo della forte tensione che avvertono i sindacati sono anche le parole di Stefania Nunes, responsabile del comparto sanità per la Cgil funzione pubblica, che sottolinea la disattenzione con cui la politica locale ha trattato la questione sanità. «L’incontro tra sindacati confederali e Conferenza di sindaci - dice Nunes - è sempre saltata e adesso è ovvio che ogni amministratore va per la sua strada. Spetta alla Conferenza dei sindaci, e al suo presidente, dare le linee di indirizzo sulla sanità. Se i sindaci non si riuniscono mai è ovvio che poi l’Asl fa quello che vuole e così a rimetterci sono i cittadini». Insiste sui ritardi accumulati negli anni e sulle responsabilità delle istituzioni Stefania Nunes: «La gente lo sa che l’ultimo Pal, ossia il piano attuattivo locale sulla sanità, risale al 2001? I sindaci, tutti, sono reponsabili della sanità e devono trovare il modo di portare avanti un piano comune, invece ognuno tutela il suo pezzetto e divisi non andiamo da nessuna parte».

Insomma secondo la Cgil se la sanità livornese non naviga in buone acque è anche colpa della politica, «che non ha usato gli strumenti a disposizione. In questo modo la farà sempre più da padrone non solo l’Asl ma l’Area vasta e in particolare Pisa». Poi Nunes azzarda un consiglio ai sindaci “ribelli” della bassa Val di Cecina: «A parlare con Rossi è bene che non vadano da soli, devono pretendere che ci sia tutta la Conferenza dei sindaci, altrimenti la Regione promette a tutti e poi....».

Critica nei confronti delle aministrazioni locali anche la Uil sanità. Il segreterio Camelli specifica che «i sindaci della zona cecinese hanno ragione, perché l’Asl non ha detto come stanno veramente le cose e che per l’area cecinese nei prossimi 5 anni il budget perderà 30 milioni di euro. Però il grosso problema di tutta la sanità è che ciascuno pensa di poter risolvere i problemi della sua zona con un rapporto diretto con al Regione, ma l’ente regionale non può interrompere una programmazione che va ben oltre l’Asl locale, e si sviluppa sull’Area vasta. Basta guardare ai sindaci dell’Elba, hanno trattato con la Regione direttamente e in cambio hanno avuto un pugno di mosche, così accadrà anche ai cecinesi». Proprio nell’ottica di riunire gli amministratori locali in un progetto unitario per la sanità, la Uil organizza il 10 aprile un incontro pubblico, a cui invita i sindaci di di Cecina, Piombino e quelli dell’Elba, oltre che la Calamai. «Proponiamo una programmazione unitaria dei tre ospedali extra livornesi, che sono su un’area che ha gli stessi abitanti del capoluogo».

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