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Le nuove lapidi ai caduti in difesa dell’indipendenza
Inaugurate in Provincia a chiusura dei festeggiamenti per i 150 anni d’Italia Tra i nomi non è incluso quello di Giovanni Croce: nasce una polemica
LIVORNO. Sono tornate sulla facciata di Palazzo Granducale le lapidi dedicate "ai livornesi morti per l'indipendenza d'Italia.
La nostra città contribuì infatti attivamente al compimento dell'unificazione nazionale e furono molti i giovani livornesi che lasciarono la vita sul campo di battaglia per seguire gli ideali risorgimentali: un sacrificio che il 7 giugno 1874, in occasione della Festa dello Statuto, fu ricordato apponendo due lapidi commemorative sulla facciata del seicentesco Palazzo dei Principi forestieri, all'epoca sede dei Regi Istituti Tecnico e Nautico. L'edificio fu raso al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale e, ricostruito su disegno dell'architetto Ghino Venturi rifacendosi al prospetto principale originale, divenne quindi sede della Provincia.
Le lapidi erano però andate distrutte. Così, a chiusura delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, è stato deciso di ripristinarle e ieri mattina ha avuto luogo la cerimonia di scoprimento a cui sono intervenuti il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, il comandante del Presidio e dell'Accademia Navale, ammiraglio di divisione Giuseppe Cavo Dragone, il sindaco Alessandro Cosimi, il prefetto, Domenico Mannino, il vicepresidente del Consiglio Regionale, Giuliano Fedeli, la dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale, Elisa Amato Nicosia, ed il presidente della Consulta Provinciale degli Studenti, Andrea Carnelosso.
Ad assistere c'erano molti studenti delle scuole livornesi ed i rappresentanti delle Forze Armate e degli enti locali, accolti dalla banda dell'Accademia Navale, mentre gli interventi sono stati presentati dal giornalista Piero Giorgetti, per l'occasione in abito ottocentesco. Una delle due lapidi, alla cui documentazione ha collaborato anche l'Archivio di Stato ed il Comitato livornese per i valori risorgimentali, riporta i caduti nella difesa di Livorno del 10-11 maggio 1849 contro gli austriaci venuti a ristabilire la dominazione lorenese, mentre l'altra elenca i livornesi morti durante le tre guerre d'indipendenza e nell'impresa dei Mille.
E qui si è aperta una diatriba: in quella lapide, sia originaria che attuale, manca infatti il nome di Giovanni Croce, un livornese caduto a Castellammare di Stabia nel tentativo di arrembaggio della nave ammiraglia borbonica. La lapide odierna reca l'elenco riportato dalla guida storica del Piombanti, ma taluni sostengono però che nel ripristinarla poteva essere ora aggiunto quel nominativo dimenticato oltre un secolo fa.
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