Il Tirreno

Livorno

Bretella fantasma, forse altri politici indagati

di Carlo Bartoli
Bretella fantasma, forse altri politici indagati

Si ipotizza uno scambio di favori tra Conti e Gamberale. Imbarazzo Pd. Siliani: era da evitare il conflitto d’interessi

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FIRENZE. I pm stanno esaminando con attenzione il materiale sequestrato a Vito Gamberale e all’ex assessore regionale Riccardo Conti nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta «Bretella fantasma». Gli inquirenti sono abbottonatissimi, ma oltre ai due indagati potrebbero essere coinvolte anche altre persone: alcuni politici e un avvocato pratese.

L’impressione, infatti, è che gli inquirenti non abbiano ancora scoperto le loro carte, anche perché il teorema accusatorio, per reggere, dovrebbe essere supportato da ulteriori elementi. «La procura - ha precisato Massimiliano Annetta, difensore di Conti - non lo accusa della presunta sparizione dei 29 milioni versati dalla Regione alle imprese per iniziare i lavori, bensì di un presunto scambio di favori con Vito Gamberale». A questo proposito, precisa Annetta, «a Conti risulta che fino al 2009, cioè sino a quando è rimasto in carica, i 29 milioni erano nella disponibilità della Regione, garantiti da una fideiussione bancaria».

Dunque, l’intreccio di favori si concluderebbe con la designazione dell’ex assessore nel cda del Fondo F2i di Vito Gamberale avvenuta il 28 aprile 2010. I favori, spiega il legale, secondo i pm sarebbero stati ricevuti da Gamberale quando era presidente di Autostrade, ossia prima dell’aprile 2006, mentre la decisione sul project financing della Bretella Lastra a Signa-Prato è dell’ottobre successivo. La restituzione del favore, quindi, sarebbe avvenuta esattamente a quattro anni di distanza, una volta terminato il mandato in Regione di Conti. Il difensore di Conti sottolinea le «incongruenze nell'ipotesi accusatoria già riscontrabili oggi», in quanto, al momento della decisione sul project, Vito Gamberale «non era più il soggetto che poteva ricevere un favore». Quanto a Riccardo Conti, prosegue Annetta, «diventa membro del cda del fondo F2I su designazione della Fondazione Monte dei Paschi. Gamberale se lo ritrova nel cda, non lo nomina lui». La stessa «compensazione» sarebbe oltretutto modesta, in qualità di membro del cda di F2i Conti percepisce tra i 1.700 e i 1.800 euro al mese, anche se c’è da precisare che F2i lo ha fatto nominare, il 21 dicembre 2010, nel cda di Gesac, la società di gestione dell’aeroporto di Napoli di cui F2i, nel frattempo, aveva acquisito la maggioranza. La vicenda, indipendentemente dalla sua conclusione giudiziaria, solleva anche degli interrogativi sull’opportunità, da parte dello stesso Conti di cumulare, anche se per qualche mese, l’incarico di responsabile del dipartimento infrastrutture del Pd nazionale e il ruolo di consigliere in F2i, un fondo che si occupa, appunto, di infrastrutture. Secondo Simone Siliani, ex collega di giunta di Conti, «Riccardo avrebbe fatto bene ad evitare anche la sola possibilità di un potenziale conflitto di interesse. Occorre fare attenzione: dopo il caso Bargone, Conti avrebbe fatto meglio a evitare qualsiasi ombra». Anche Ermete Realacci, deputato Pd, sottolinea che «occorrerebbe stare un po’ più attenti nei passaggi, soprattutto da un incarico amministrativo a uno nell’ambito del mondo imprenditoriale». Molto più secco Pancho Pardi, senatore dell’Idv: «Conti aveva una vera passione per i conflitti di interesse; quando era assessore regionale all’urbanistica era legato sentimentalmente a una professionista il cui studio si occupava essenzialmente di pianificazione urbanistica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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