Gioco
Incidenti e liti col vicino ora mediare è un obbligo
Prima di rivolgersi al giudice sarà necessario cercare un accordo con il rivale Polemici gli avvocati: figure con scarsa professionalità, decida la Corte
LIVORNO. Un tamponamento all’angolo con il classico colpo della strega oppure la lite di condominio con il vicino per la servitù di passaggio o la posizione di un muro.
Sono questi alcuni dei contenziosi che da mercoledì prossimo, 21 marzo, sarà obbligatorio cercare di risolvere davanti a un mediatore, una sorta di giudice pacificatore, prima di varcare - nel caso non si trovi un accordo tra le parti – l’ingresso di un tribunale civile per dare il via ad una causa.
In teoria – perché quando si parla di Giustizia il condizionale è d’obbligo – con questa nuova strada il cittadino dovrebbe risparmiare soldi e soprattutto tempo.
Un esempio? Una causa civile dura in media dai tre anni e mezzo fino ai cinque, ma qualche volta l’attesa puo’ anche lievitare fino a raggiungere dimensioni bibliche. Con questa Riforma, come si legge nella presentazione del Ministero della Giustizia, i tempi dovrebbero essere certi: «Il tentativo di mediazione civile ha una durata massima stabilita dalla legge di quattro mesi». Come i costi per il cittadino che – sempre secondo le tabelle ministeriali – spenderà in base al valore della lite: dai 65 euro per una causa da mille, fino ad un tetto massimo di 9.200 nel caso di si superino danni per 5 milioni di euro.
L’obiettivo dichiarato è ovviamente quello di ridurre il numero dei procedimenti davanti al giudice. E a guardare i dati dell’ultimo anno, da quando la mediazione è stata introdotta come progetto pilota, qualche risultato sembra sia stato ottenuto. «Per la prima volta nei processi civili a ruolo – si legge dagli ultimi dati a livello nazionale – si è verificato un calo del 5%».
Ma questa Riforma non a tutti piace. Tanto che a metà aprile l’Alta Corte dovrà deciderne la costituzionalità dopo il ricorso dell’ordine degli avvocati.
Il perché di tante perplessità lo spiega il presidente dei legali livornesi Vito Vannucci. «In senso assoluto la mediazione è una strada da percorrere, il problema è il modo con cui è stata disciplinata. La preparazione di chi andrà a ricoprire questo ruolo così delicato potrebbe rivelarsi scarsa, visto che per diventare mediatore basta, ad oggi, una laurea triennale in qualsiasi materia e un corso di formazione».
Ecco perché gli avvocati chiedono due cose: «Che venga cambiato l’accesso, con l’obbligo per il mediatore di avere una laurea quinquennale che preveda lo studio delle materie giuridiche e che sia tolta l’obbligatorietà di rivolgersi a questa figura prima di passare dal giudice, particolare – insiste Vannucci – che non esiste in nessun altro paese d’Europa e che in Italia è stato aggravato dalla sanzione prevista nel caso una delle due parti non si presenti per mediare».
L’altra faccia della medaglia si chiama Maxxi Adr, una società di capitali nata a Livorno dall’idea di un gruppo di amici, per lo più avvocati, e che si sta espandendo in tutta Italia come marchio capace di offrire il servizio di mediazione a seconda della disputa.
Spiega il presidente Ruben Bianchi: «Stiamo attualmente dando prospettive di lavoro ad un alto numero di mediatori e presto saranno circa settanta quelli accreditati ad operare sotto il brand Maxxi Adr al fine di divenire a breve un Network di mediazione nazionale con lo scopo di promuovere lo sviluppo, la gestione e l'applicazione di tutte le tecniche e procedure di prevenzione e di risoluzione alternativa delle controversie capaci di offrire - quando possibile - soluzioni più spedite, agevoli ed economiche alla definizione delle liti».
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