Gioco
Il pool livornese e la Compagnia si siedono al tavolo
Domani i lavoratori in assemblea: è la terza in 20 giorni Tamburini parla del 50% di Tdt in vendita ai genovesi
LIVORNO. Mancano solo poche ore all’assemblea che domani vedrà i lavoratori della Compagnia portuale in assemblea per la terza volta nel giro di tre settimane. Come annunciato nel corso del precedente round dai toni piuttosto vivaci, i vertici del Palazzone di via San Giovanni si sono dati qualche giorno in più per andare a vedere le carte anche della proposta della cordata livornese composta da Piero Neri, Giorgio Neri e Enio Lorenzini, visto che sul tavolo non c’è più solo la vendita delle quote del terminal Tdt.
Di sicuro c’è solo che ieri l’incontro si è tenuto davvero e il confronto non è stato solo uno scambio di saluti. Bocche cucitissime, anche perché lo stato maggiore dei portuali ha mostrato di non gradire «una discussione fra imprese fatta attraverso i giornali».
Il risultato del faccia a faccia? Probabilmente un bicchiere che, a seconda da che parte lo si guardi, risulta mezzo pieno o mezzo vuoto. Da un lato, c’è chi non vi ha scorto novità di rilievo e, dall’altro, c’è chi rileva che è già un cambiamento netto di passo il fatto di aver messo attorno a un tavolo a discutere concretamente soggetti che fino a ieri si era guardati di traverso. Sullo sfondo c’è il piano delle zonizzazioni dell’Authority targata Gallanti che non fa mistero di voler favorire aggregazioni, sinergie e alleanze fra operatori così da strutturare terminal specializzati di rango ben maggiore di quello attuale, “autostrade del mare” e cellulosa in testa.
Dalla plancia di comando ci della Compagnia portuale filtra semplicemente che i vertici sono «in pausa di riflessione», come dice una fonte interna al Palazzone.
Una pausa in mezzo a un bailamme di incontri e riunioni: basti pensare che ieri sera la sezione economia marittima Pd si è riunito in conclave.
Appuntamenti già prefissati? No, ripete la stessa fonte interna al gruppo dirigente dei portuali. Peraltro, si scopre l’acqua calda a dire che sono in pole position i partner genovesi guidati da Luigi Negri già presenti al 50% nella Tdt in Darsena Toscana: nei mesi scorsi sono stati loro a tirare fuori tre milioni di euro per aiutare la Compagnia a superare un urgente problema di cassa.
Sulla vicenda torna a intervenire anche Bruno Tamburini, capogruppo Pdl a Palazzo civico (in nome del fatto di esser stato nella “trincea” delle banchine per una vita: «ho vissuto ed operato per circa 40 anni in ambito portuale trascorrendo gli ultimi 22 anni, prima del mio collocamento in ausiliaria, proprio nello scalo labronico»): nella lettera aperta salta fuori un dettaglio che o è una svista o è una novità. L’esponente del centrodestra parla di un ulteriore scenario possibile: quello di una vendita dell’intera quota (50%) che i portuali hanno nel terminal contenitori in Darsena Toscana, non del 30% immaginato fin qui.
Tamburini giudica in modo «estremamente positivo» che esistano «concrete possibilità di salvataggio» (e rilancio) della Compagnia portuale: «Probabilmente causerò forti mal di pancia anche in qualcuno della mia stessa parte politica, – afferma – ma continuo a credere che la Compagnia rappresenti un prezioso punto di equilibrio in sicurezza nel contesto portuale, naturalmente a condizione che la stessa elimini alcune incrostazioni del passato e si dia un vertice capace di adeguarsi alle moderne dinamiche del mercato del lavoro».
Il capogruppo Pdl dice di non conoscenere i dettagli delle due ipotesi in campo, ma «non avrei dubbi sulla scelta» fra l’idea di vendere la Tdt ai genovesi e l’offerta della cordata livornese (15 milioni di euro per la metà della Cilp più sei per la parte di proprietà in Darsena uno). «Al di là della livornesità», a suo giudizio «assolutamente non trascurabile»: gli imprenditori della cordata «rappresentano quanto di meglio il porto possa offrire in termini di correttezza, fiducia e capacità imprenditoriali». Tamburini ricorda che il porto per decenni si è sviluppato «soltanto attraverso semplici strette di mano tra i grandi vecchi di allora: a volte la storia tende a ripetersi».
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