Il Tirreno

Livorno

Costa concordia

Una ballerina a bordo «Dalla Concordia ho visto altri inchini»

di Alfredo Faetti

Avvocati Usa chiedono 518 milioni di dollari di danni. E lei: «Ponte di comando vuoto prima dell’ordine di evacuazione»

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GROSSETO. C’è uno strumento giuridico negli Stati Uniti che si chiama “danno punitivo” e permette agli avvocati di richiedere alle società risarcimenti abbastanza consistenti ( milioni di dollari) da essere sicuri che non ripetano due volte lo stesso errore. Lo studio legale Ribbeck Law Chartered, con sede a Chicago e rappresentante di circa duecento persone a bordo della Concordia la sera del naufragio al Giglio, ha fatto proprio questo strumento e attraverso una class action ha richiesto 518 milioni di dollari alla Carnival Corporation, proprietaria di Costa Crociere. Questo ricorso, il primo per conto di passeggeri e membri dell’equipaggio della Concordia, è stato presentato alla Corte Federale di Chicago il 26 gennaio scorso, contro la Carnival, Costa crociere spa, il comandante Francesco Schettino e la Costa Cruise Lines. Ma cos’è il danno punitivo? «Alcuni anni fa una ragazza che lavorava in un Mac Donalds si è ustionata un braccio mentre preparava un caffè per colpa della tazzine. – spiega Manule Ribbeck, fondatore dello studio – Le cure sono costate 5mila dollari, ma lei ha ottenuto 12 milioni come risarcimento dopo aver fatto causa alla società». Questo perché per Mac Donalds 5mila dollari sono una cifra irrisoria rispetto a quella necessaria per cambiare tutte le macchine del caffè e tutte le tazze nelle sue 60mila sedi. «Così il giudice gli ha inflitto 12 milioni, in modo da sanzionare l’errore con la quasi certezza che non venga ripetuto». Insomma, una punizione. La stessa che Ribbeck chiede per Carnival, con 18 milioni di dollari di risarcimento danni e 500 di danni punitivi. «La società non investe a sufficienza nella sicurezza delle sue navi: non addestra adeguatamente i propri dipendenti e non offre una preparazione adatta ai passeggeri». Ad esempio, come quella che vediamo sugli aerei. Il ricorso è stato presentato negli usa per il semplice fatto che la Carnival ha sede a Miami, in Florida; ma i legali sono sicuri che altre persone aderiranno alla class action. L’avvocato ieri era ospite nello studio grossetano dei colleghi Antonio Fiorini e Alessandro D’Amato. Ma oltre ai legali era presenta anche una ragazza, Rose Metcalf, una ballerina inglese (dipendente Costa) che la sera del naufragio era sulla Concordia. «Stavo bevendo il caffè con due colleghe sul ponte 5 quando c’è stato l’impatto. Poco prima ho visto da una finestra e ho visto che eravamo vicinissimi all’isola». Poi lo schianto con gli scogli del Giglio. «A quel punto è stato impossibile seguire le procedure: avevamo dei punti di raccolta ma il mio era già sott’acqua». Non ha una cognizione temporale della serata, ma di una cosa è sicura. «Prima che arrivasse l’ordine di abbandono nave il ponte di comando era già vuoto. Sono andata a vedere, in cerca di aiuto, mentre gli altoparlanti dicevano ai passeggeri di tornare nelle cabine». Lei è stata salvata con l’elicottero cinque ore dopo. Ma non è stato il primo inchino a cui ha assistito. «Lo scorso Natale ero a bordo sempre della Concordia per una crociera nel Mediterraneo, quando ho visto la nave avvicinarsi molto ad un’isola, proprio come al Giglio».

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