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Maxi evasione, indagato commercialista
Sequestrata un’abitazione; con la compagna avrebbe raggirato il fisco per non pagare 12 milioni di euro di tasse
LIVORNO. Due cessioni sospette ad altrettante società di volontariato dai nomi fantasiosi, la compravendita fittizia di una casa nel centro di Firenze, ora sotto sequestro, e cinque anni di dichiarazione dei redditi, tra il 2006 e il 2010, inferiori – secondo gli inquirenti – rispetto all’ammontare reale degli introiti. Un raggiro architettato far sparire una società «cassaforte» nella quale erano nascosti beni immobili per quasi due milioni di euro per non pagare oltre 12 milioni di euro di tasse all’Erario.
Sono queste le fondamenta su cui si basa l’inchiesta della Finanza nei confronti di Claudio Calvi, commercialista livornese di 59 anni, e della sua compagna Maria Gioia Filippi, 52, ai quali viene contestata, in concorso, la sottrazione fraudolenta di beni al Fisco, un reato che per il quale si rischiano fino a sei anni di reclusione.
«L’indagine – spiega il procuratore capo Francesco De Leo – è iniziata un anno fa ed è una costola di quella sulle carte di credito clonate e la compravendita di immobili fraudolenta nella quale è implicato Donato Filippi, fratello della donna indagata» e soprannominato “il ragioniere”.
Ieri mattina all’alba una decina di finanzieri con in mano un decreto di sequestro preventivo firmato dal giudice Giacchino Trovato sono andati a caccia di computer e documenti utili a ricostruire il reale patrimonio degli indagati per accertarne i redditi, in particolare attraverso i movimenti bancari. «Un’attività urgente perché c’era il rischio che i documenti possano essere distrutti», scrivono in Procura.
Tre gli appartamenti riconducibili ai due indagati perquisiti, oltre allo studio di consulenza fiscale del commercialista, in via Ricasoli, un garage adibito a magazzino in via Santa Vigilia ma anche l’appartamento di via San Carlo nel quale è domiciliata la figlia del cinquantanovenne.
«La magistratura – si sfoga Claudio Calvi mentre sono ancora in corso gli accertamenti dei militari – ha il dovere di accertare le ipotesi di reato, ma non ritengo che per farlo si debba bloccare l’attività professionale di persone che non hanno niente a che fare con l’indagine come i professionisti che lavorano nel mio ufficio. In ogni caso chiariremo la nostra posizione nelle sedi adeguate».
I due indagati, assisti dagli avvocati Girolamo Adoncecchi e Vincenzo Di Rocca, dovranno chiarire prima di tutto il rogito avvenuto l’11 giugno dello scorso anno nel quale Maria Gioia Filippi ha ceduto all’associazione di volontariato “Tutti insieme”, presieduta dal compagno, metà della nuda proprietà di un appartamento di via Pieroni, a Firenze, per 10mila euro senza – sostengono gli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Luca Masini – che ci sia stato un reale passaggio di denaro.
Ma al centro dell’inchiesta c’è soprattutto un secondo rogito, sottoscritto undici giorni dopo il primo, nel quale la stessa Maria Gioia Filippi, in qualità di socia unica, ha passato il 100% della Immobilservice Sas, proprietaria di beni per quasi due milioni di euro, ad un’altra associazione di volontariato, stavolta la “Toscana senza pensieri”, al vertice della quale c’era sempre il commercialista livornese, per appena 30mila euro. Un po’ poco, secondo gli inquirenti, anche quando di mezzo c’è un rapporto sentimentale.
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