Il dolore
«Fatture alterate». Processo a Cuccuini e ad Anni verdi
L’accusa è di peculato in concorso con gli ex vertici della Porto Livorno 2000, nei guai anche un sarto
LIVORNO. Due marchi storici dell’abbigliamento labronico come “Anni verdi” e Cuccuini srl” sotto processo. Colpa di alcune fatture – per un totale di decine di migliaia di euro – che sarebbero state alterate tra il 2006 e il 2007 per renderle verosimili e compiacere le esigenze degli ex vertici della Porto 2000, vale a dire l’allora presidente Bruno Lenzi e il dirigente Bruno Crocchi. Tra gli imputati anche il sarto massese Stefano Gazzillo che avrebbe confezionato abiti per Lenzi e Crocchi. L’accusa per tutti è peculato.
L’inchiesta, coordinata dal pm Massimo Mannucci, è una costola della maxi indagine sulle presunte irregolarità all’interno della Porto 2000 e dove sono imputate 15 persone tra dirigenti e imprenditori ed è iniziata otto mesi fa all’indomani della decisione del Tribunale civile di prosciogliere i tre commercianti, oggi imputati, dalla richiesta di risarcimento avanzata dalla Porto 2000.
Quelle presunte false fatture sono finite così nel mirino della magistratura che ha aperto un’inchiesta. Nel registro degli indagati, tra gli altri, sono finiti i nomi di Benedetta Ferrucci, titolare di “Anni verdi” e Gabriella Billa di “Cuccuini srl”, in via Ricasoli mentre tutti gli altri punti vendita non hanno niente a che fare con l’inchiesta.
Ieri mattina, prima che il giudice Beatrice Dani prendesse la decisione di rinviare a giudizio gli indagati, fuori dall’aula tra gli avvocati difensori c’era un misto di apprensione e fiducia sulla possibilità che buona parte delle persone coinvolte venissero prosciolte. «Bisogna vedere se il giudice prende in considerazione la sentenza nella quale Crocchi e Lenzi sono stati assolti dall’accusa di omessa denuncia per non aver segnalato un dipendente che aveva fatto sparire migliaia di euro». In quel caso la Porto 2000 era stata considerata un’azienda privata e non pubblica. Fosse accaduto lo stesso in questa circostanza il capo d’imputazione si sarebbe trasformato in appropriazione indebita, reato meno pesante rispetto al peculato di cui dovranno rispondere i cinque a partire dal prossimo 2 maggio.
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