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Livorno

la reazione di calvi

«Durante le perquisizioni violati i diritti individuali»

«Durante le perquisizioni violati i diritti individuali»

LIVORNO. La Finanza ha bussato alla porta dell’appartamento di Claudio Calvi intorno alle sette di ieri mattina, il commercialista sei ore dopo è davanti all’ingresso della Procura in compagnia della...

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LIVORNO. La Finanza ha bussato alla porta dell’appartamento di Claudio Calvi intorno alle sette di ieri mattina, il commercialista sei ore dopo è davanti all’ingresso della Procura in compagnia della figlia e vorrebbe fare lo stesso con l’ufficio del pubblico ministero Luca Masini che conduce le indagini a carico suo e della compagna. «Vorrei parlargli ma non mi riceve», spiega.

La posizione di Calvi è semplice: passi l’indagine, arrivino gli accertamenti e le perquisizioni ma la magistratura lasci fuori chi non è indagato, a cominciare dalla figlia e dai professionista che lavorano assieme a lui nello studio di via Ricasoli.

Una richiesta di clemenza nei confronti dei suoi collaboratori che gli investigatori non sembrano voler ascoltare, anche perché pensano di poter trovare prove e riscontri anche nei pc di chi lavora con il commercialista. «Hanno perquisito anche la casa dove mia figlia vive con il compagno e i computer dei miei collaboratori. Mi sembra un atto gravissimo – prosegue Calvi – che lede i diritti individuali perché si tratta di persone non coinvolte nell’indagine».

Sull’inchiesta, invece, la posizione del commercialista si ammorbidisce. «La magistratura – insiste – ha il dovere di accertare le ipotesi reato. E come indagato ritengo di dovermi difendere nelle aule di tribunale. Ecco perché – ripete – non ritengo giusto che per questa attività debba essere bloccato il lavoro di altri professionisti che non hanno niente a che vedere con l’inchiesta».

Nello specifico Calvi fa intuire che i reati e soprattutto la loro dimensione, 12 milioni di euro di presunta evasione, sarebbero tutti da dimostrare. «Per parte della contestazione è in corso un processo in Corte di Appello a Firenze, mentre sull’altra ci sono di mezzo banche e firme tutte da verificare».(f.l.)

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