Il Tirreno

Livorno

Mascagni, gioiello di famiglia in pericolo

di Cristiana Grasso
Mascagni, gioiello di famiglia in pericolo

Il bilancio per quest’anno è salvo, ma l’istituto vive sotto la minaccia dei tagli. E il presidente Ricci lancia un nuovo allarme

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LIVORNO. Il nodo, almeno il nodo più grosso e più pericoloso, l’ha sciolto nei giorni scorsi il sindaco Alessandro Cosimi, assicurando che almeno per quest’anno i soldi per l’Istituto Mascagni, quegli oltre 900 mila euro che mancavano per chiudere il bilancio, il Comune li troverà. Ma il problema, mancanza di fondi dovuta ai tagli alla cultura e rischio chiusura, è solo rimandato. Giulio Cesare Ricci, appasionato presidente del Mascagni, protagonista della scena musicale con la Fonè, casa discografica di spessore internazionale sul fronte della lirica e della classica che recentemente ha aperto anche una collana in vinile dedicata alla musica popolare, lancia ancora una volta il suo grido d’allarme, e questa volta è un vero e proprio acuto.

«Stiamo già facendo i salti mortali per far quadrare i conti, e senza i soldi del Comune non ci riusciremmo, speriamo che arrivino. Ma non possiamo andare avanti con questa precarietà. Tanto più che anche se non si sono soldi noi non possiamo certo tagliare i programmi didattici, stabiliti dal ministero».

Perché sta qui, in questo far parte in qualche modo parte del sistema scolastico nazionale senza ricevere un euro dallo Stato la contraddizione fatale del Mascagni...

«Una contraddizione che si trascina dal 1999, con la riforma stabilita dalla legge 508. Che ci ha trasformato in istituto musicale pareggiato al conservatorio, in pratica un’ università della musica. Questo comporta che lo standard qualitativo deve essere assicurato, viene certificato dal ministero, però in tutti questi anni i finanziamenti statali sono arrivati solo due volte, poi tutto è stato a carico degli enti locali».

Cosa potrebbe garantire lunga vita a questo gioiello della cultura livornese?

«Sicuramente la statizzazione, ossia la presa in carico da parte dello Stato, che aspettiamo dai tempi della riforma,. Solo così questa istituzione, che si rivolge a quasi quattrocento studenti di ogni età, tra i quali anche parecchi (oltre cento) non livornesi, potrà continuare a vivere serenamente».

Un traguardo che ritiene lontano?

«Potrebbe volerci del tempo, e noi dobbiamo farci trovare vivi a questo appuntamento, altrimenti sarà tutto inutile.Noi ci stiamo muovendo in varie direzioni, con il vecchio governo fu aperto un tavolo tecnico nazionale e ci furono incontri con il sottosegretario Gianni Letta. Abbiamo avuto anche incontri con la Regione e con gli altri istituti toscani che si trovano nelle nostre stesse condizioni, quelli di Siena e Lucca. Recentemente le associazioni dei comuni, delle province e delle regioni hanno chiesto al ministro Profumo la predisposizione di un piano nazionale di riordino dell’Alta Formazione che comprenda la statizzazione degli istituti. Sono contento perché enti e singoli hanno dimostrato una grande sensibilità su questo tema, cito per esempio il presidente della Provincia Kutufà, Marco Ruggeri alla Regione, gli assessori Tredici e Nebbiai, il sindaco Cosimi».

Infatti l’amministrazione comunale, oltre a garantire anche per quest’anno il suo contributo, ha fatto i suoi passi per sbloccare questa situazione paradossale...

«L’assessore alle culture Mario Tredici in rappresentanza dell’Anci ha chiesto che nella discussione sulla revisione della legge di riforma 508 sia inserito un articolo che impegna il governo all’emanazione di un regolamento per la statizzazione prevista proprio dalla riforma. Con le mani in mano non è rimasto nessuno, ma per ora non abbiamo avuto risposte definitive da parte del governo».

Questo bilancio comunque sembrerebbe salvo... Quali sono i numeri dell’anno scolastico 2011-2012?

«Con i contributi degli enti locali, le tasse di frequenza ed altre voci minori abbiamo entrate che vanno oltre i 2 milioni e mezzo, poi c’è il prezioso contributo della Cassa di Risparmio di Livorno, 115mila euro. Con questi soldi riusciamo appena ad andare avanti. Abbiamo 36 docenti, 8 non docenti, corsi non solo universitari, ma anche pre-accademici e propedeutici, per bambini dai 3 ai 10 anni».

Poi ci sono le attività rivolte all’esterno...

«Certo, e sono fondamentali per mantenere vivo il rapporto con la città. Concerti e iniziative nelle scuole... Questo mese per esempio, come ogni anno, più di duemila studenti delle scuole elementari e medie avranno l'opportunità di avvicinarsi alla musica partecipando ai concerti nell'Auditorium Cesare Chiti di palazzo Gherardesca. Più di 30 gli appuntamenti previsti, dedicati a vari aspetti del linguaggio musicale».

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