Lutto
«Pagato per dare l’allarme bomba»
Nei guai un diciassettenne livornese che frequenta l’Artistico
CASCINA. I fotogrammi ricavati dalle telecamere che controllano viale Comaschi e piazza Gramsci, a Cascina, non lasciano molti dubbi. Mostrano uno studente che entra nella cabina telefonica all’angolo del parcheggio e poco dopo esce per allontanarsi di corsa. Immagini riprese all’ora in cui all’istituto superiore “Pesenti” di Cascina, pochi giorni fa, è arrivata una telefonata anonima: «C’è una bomba», che ha bloccato le lezioni per un paio d’ore e costretto ad organizzare l’evacuazione della scuola stessa.
L’autore di quella telefonata è stato scoperto e denunciato dai carabinieri. Abita a Livorno, ha 17 anni e frequenta l’istituto d’arte a Cascina. È accusato di procurato allarme e di interruzione di pubblico servizio. I carabinieri, dopo essere stati informati della provenienza della telefonata, hanno compiuto alcuni accertamenti che li hanno portati all’Isa. Sono così andati, ovviamente dopo avere informato la preside, nella classe dello studente e lo hanno identificato. Con lui sono finiti nei guai altri quattro minorenni, accusati di istigazione a delinquere. I quattro sono studenti del “Pesenti”: abitano a Pisa e Livorno e ogni giorno raggiungono la scuola in treno.
Secondo la telefonata, c’erano due ordigni esplosivi nell’edificio. Venne disposto un capillare sopralluogo «ed ispezione di tutti i locali dell’ immobile in argomento scongiurando la presenza di bombe». Nella stessa mattinata venne accertato che la telefonata era stata fatta da una cabina telefonica in centro. Il successivo “aiuto” dato dalle immagini della videosorveglianza ha consentito di dare una svolta alle indagini.
Nei giorni successivi sono stati effettuati dei servizi di osservazione all’ istituto Pesenti per individuare il giovane. Po il 17enne livornese è stato notato alla stazione di Cascina: è stato controllato ed è emerso che frequenta l’istituto d’arte.
L’interrogatorio del ragazzo ha fatto emergere un’altra verità. Non era lui ad avere interesse a bloccare le lezioni ma alcuni studenti del “Pesenti” che lo avrebbero indotto a fare quella telefonata. I quattro sono stati accusati di averlo istigato a fare la telefonata e non solo a parole. Secondo i carabinieri, infatti, gli hanno consegnato anche dei soldi, per fare la telefonata dalla cabina indicandogli il numero di telefono da chiamare.
Già un anno e mezzo fa al “Pesenti” era arrivata una telefonata simile partita da Livorno.
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