Il Tirreno

Livorno

Dopo la protesta richiami via sms

Il caso delle addette alle pulizie delle caserme Cavallini (Cgil): Antares pretende che si facciano socie

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LIVORNO. Chiedono che le loro colleghe licenziate tornino al lavoro e poi vogliono il pagamento della tredicesima mai avuta e un orario di lavoro maggiore. Perché campare con lo stipendio ottenuto da sette ore e mezzo di lavoro a settimana è praticamente impossibile. Per questo hanno manifestato davanti alla caserma Vannucci nei giorni scorsi. Ma l’azienda ha inviato loro una serie di messaggi tramite cellulare, in cui si chiedeva la riconsegna delle chiavi degli armadietti usati sul posto di lavoro. E la paura, delle lavoratrici e dei sindacati, è che questo conduca al licenziamento.

Il caso è quello delle 12 lavoratrici che fanno capo alla cooperativa Antares che si occupa della pulizia delle caserme in città (Vannucci, Lustrissimi, Rugiadi, Ruspoli e Pisacane). La loro è una storia lunga e di particolare difficoltà. Hanno cominciato a lavorare a maggio del 2011 per la ditta Mb professional e subito - dice Monica Cavallini, sindacalista delle Cgil che segue il loro caso - hanno visto diminuire del 35% l’orario di lavoro». Le ore non lavorate dovevano esser pagate come cassa integrazione. «La cassa integrazione è stata revocata a settembre - dice ancora Cavallini -, ma la Mb non pagava gli stipendi, solo con un’azione del sindacato siamo riusciti a ottenere il pagamento di circa l’80% delle spettanze». Le lavoratrici sono passate sotto un’altra ditta (per il mese di gennaio) e poi da febbraio alla cooperativa Antares. «La cooperativa ha subito chiesto a queste donne - prosegue Cavallini - di diventare socie, ma loro non hanno accettato. Così la cooperativa fa intendere loro che potrebbero esserci dei problemi».

Che di fatto ci sono già stati, perché le donne (all’inizio erano 14 poi ci sono stati due licenziamenti) hanno visto una diminuzione dell’orario di lavoro. «Lavorano sette ore e mezzo a settimana - dice Cavallini - e con la richiesta continua di diventare socie. L’azienda poi ha mandato questi messaggi sul telefono in cui chiede alle donne di riconsegnare le chiavi degli stipetti che usano al lavoro e anche di certificare la qualità del loro lavoro, ma come fanno a dire che puliscono attentamente quando possono lavorare solo poche ore a settimana?».

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