Gioco
Compagnia, in campo un pool di imprenditori livornesi
Una cordata di operatori privati locali è disponibile a «dare una mano» agli avversari di sempre. Occhi puntati su Tdt o Ltm (e sui business del futuro). In serata conclave riservato nella sede Pd
LIVORNO. La crisi della Compagnia Portuale potrebbe non avere l'epilogo che un po' tutti s'immaginano sia già stato scritto: con una fetta (e dunque il pieno controllo azionario) della Tdt in Darsena Toscana ceduta al pool di imprenditori genovesi guidati da Luigi Negri, che finora nel principale terminal contenitori del porto sono stati soci – ma fifty fifty – prima di Contship e poi, dopo la battaglia per cacciare i partner tedeschi, di Negri & Co.
Sotto traccia – molto sotto traccia – un gruppo di imprenditori livornesi è al lavoro per confezionare una proposta in grado di evitare in extremis che il risanamento dei conti della Compagnia di via San Giovanni sia pagato cedendo a qualcuno al di fuori degli equilibri locali lo scettro del potere sulla “polpa” delle banchine, su uno dei primi 25 terminal container del Mediterraneo.
Chi c’è dietro. Al centro di questo tentativo sarebbe la disponibilità di operatori di tutto rilievo nell’imprenditoria privata livornese a «dare una mano»: il tam tam sulle banchine insiste a indicare un nucleo-chiave con Toto Neri, Piero Neri e Enio Lorenzini (invece non è chiaro se anche altri imprenditori abbiano manifestato analoga disponibilità, magari in forme più soft).
A quanto è dato sapere, per adesso questa “santa alleanza” color amaranto sarebbe ancora a un grado di maturazione tale da non aver formalizzato offerte specifiche o canalizzato la propria attenzione su questo o quel business in mano ai portuali.
Tdt o Ltm? Difficile dire se questo pool di imprenditoria privata labronica intenda puntare al terminal Tdt (i genovesi hanno una prelazione ma non l’esclusiva) o se, diversamente, si voglia guardare altrove: per dirne una, alla Ltm delle “autostrade del mare”(che sono ormai diventate il traffico numero uno del nostro scalo). Sullo sfondo si intuiscono anche le mosse e contromosse in vista di due cose: 1) la privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società (77% Authority e 23% Camera di commercio) presieduta da RobertoPiccini che gestisce il porto passeggeri; 2) un progetto Darsena Europa che l’Authority ha ora ridisegnato con impegni finanziari meno kolossal, e dunque realizzabile «anche senza per forza rincorrere l’emiro o il tycoon cinese», come confida uno dei protagonisti.
Conta il tempo, ma... Certo, in questa vicenda il tempo non è una variabile da trascurare: non devono essere mancati accenni a questo nuovo scenario nella riunione ordinaria del consiglio d’amministrazione della Compagnia di ieri mattina. E in serata, nel salone al primo piano della federazione Pd in via Donnini, c’è stato assai più di un accenno nel faccia a faccia convocato a tambur battente mettendo al tavolo i vertici delle istituzioni locali e quelli della Compagnia.
Ma trascurabile non è neppure la strategia: come uscire dal gorgo dei conti in rosso ma anche come uscirne con una missione aziendale. Altrimenti è come mettersi al capezzale con una cura talmente choc da stenderlo.
Il coagularsi di questo fronte livornese rende ragione anche di tutta una serie di reazioni che hanno contrappuntato l’esplodere della crisi del Palazzone di via San Giovanni.
Il grido di Kutufà. L’aveva fatto il presidente della Provincia Giorgio Kutufà: praticamente in contemporanea con l’assemblea decisiva dei lavoratori per dare il via libera al piano “lacrime e sangue”, prima in commissione occupazione e poi in consiglio, aveva tuonato contro il rischio di essere colonizzati.
Non basta: l’imprenditoria privata, fieramente avversaria dei portuali per il potere sulle banchine, ha a più riprese mandato segnali di rispetto e preoccupazione per le difficoltà degli “eterni nemici”.
Il terzo tassello del puzzle può essere visto anche nelle dinamiche innescate dalla zonizzazione delle banchine proposta dall’Authority: lo spostamento della cellulosa al molo Italia vale anche come una spinta a forme di aggregazione fra imprenditoria privata e portuali...
Carissimi “nemici”. Del resto, l’intreccio fra Compagnia portuale e gruppi imprenditoriali privati non è davvero una novità. Basta guardarsi intorno in porto: sono in società con gli agenti marittimi di Agemar nella Ltm presieduta da Renzo Conti; sono nel patto al terminal Tco con una cordata labronica (Laviosa, Giani, Gragnani, Del Corona & Scardigli, Alberti) insieme al gruppo Maffei; hanno dato vita insieme a spedizionieri e un grossista al Reefer terminal e via elencando fra Faldo e dintorni...
Lo dice anche la storia: in Darsena Toscana, inizialmente i portuali erano in società con la società dele grandi dinastie imprenditoriali locali. Prima di far di tutto per prender tutto in mano e cercare come partner un gigante internazionale. Ma era il settembre 2001: un secolo fa. Forse due.
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