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Tia, l’Iva non è dovuta: come ottenere il rimborso
Prima la Corte Costituzionale, ora la Cassazione : quell’addebito è illegittimo Federconsumatori e Aduc predispongono moduli per chiedere la restituzione
Venerdì scorso abbiamo avuto di nuovo la dimostrazione che, di fronte a una bolletta, il cittadino-utente di servizi deve rassegnarsi a pagare. E basta. Anche se gli chiedono più soldi del dovuto. Perché per far valere i suoi diritti deve intraprendere la strada dei rimborsi, della messa in mora o della causa. Con dispendio di tempo e soldi. Il suo diritto viene comodamente leso. Come per l’acqua, dove si continua a caricare sulla bolletta il 7% del profitto garantito ai soci privati dei gestori contro l’esito del referendum, così anche per i rifiuti si persiste a far pagare soldi non dovuti. Venerdì scorso, appunto, la Corte di cassazione ha ribadito che la Tia è un tributo (e non un servizio). Di conseguenza l’Iva non ci va pagata. Ma a quando risale la sentenza della Corte costituzionale che diceva la stessa cosa? Al 2009. Ecco perché Federconsumatori e Aduc rilanciano la battaglia per i rimborsi.
Come chiedere il rimborso. Le associazioni si stanno attrezzando con moduli prestampati con cui presentare la richiesta. I percorsi, però, sono vari e chi è interessato deve fare riferimento alle associazioni di consumatori (in questa pagina, nel riquadro a destra in alto, ci sono alcuni contatti).
La Consulta. «Nei Comuni dov’è avvenuto il passaggio da Tarsu a Tia - spiega Federconsumatori - è stata applicata su quest’ultima l’Iva al 10%, sebbene la Corte Costituzionale nel luglio del 2009 abbia stabilito che la Tia, nonostante sia definita come tariffa d’igiene ambientale, è una tassa e non una tariffa, per cui sulla stessa non è applicabile l’Iva». Sempre secondo i dati forniti da Federconsumatori, in Italia sono oltre sei milioni le famiglie che hanno dovuto pagare per anni indebitamente l’Iva sulla Tia. «Facciamo un esempio; una famiglia che paga 250 euro all’anno ha diritto a vedersi restituire 25 euro, cifra che va moltiplicata per il numero degli anni in cui ha pagata la Tia.
Dopo la sentenza del 2009 il Parlamento ha congelato tutto. Ma le associazioni non si sono arrese. «Nel 2011 - spiega Federconsumatori - a Genova, Prato e Alessandria sono state promosse cause pilota davanti al giudice di pace, con tre vittorie significative a favore dei cittadini che hanno ottenuto il rimborso dell’Iva. Pertanto pensiamo sia opportuno andare avanti su questa linea con azioni sul territorio».
Il governo. «Per due anni e mezzo - sottolinea ancora Federconsumatori - abbiamo chiesto al governo di dare attuazione alla sentenza della Consulta. L’esecutivo ha tergiversato a lungo, poi ha tentato di scippare i rimborsi e ha cambiato nome alla Tia, trasformandola da tariffa d’igiene ambientale a tariffa integrata ambientale ed etichettandola come prestazione di servizio su cui è dovuta l’Iva. Ma la nuova Tia, la cosiddetta Tia2, non è applicabile: manca il regolamento attuativo. Pertanto rimane in vigore la vecchia».
La Cassazione. Tre giorni fa è stata depositata la sentenza della Corte di cassazione numero 3756 che va contro il dipartimento delle politiche fiscali. Con una circolare del 2010, quest’ultimo aveva stabilito la continuità tra Tia1 e Tia2 e di conseguenza che la Tia1 sarebbe stata un’entrata di un servizio e quindi soggetta a Iva. Per chi non tenterà la via del rimborso, non resta che sperare nel Res, il nuovo tributo per il servizio di smaltimento dei rifiuti: su questo, dal primo gennaio 2013, l’Iva non sarà più dovuta.
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