Sicurezza
Caprilli, sos dai sindacati «Un passo dal fallimento»
Il liquidatore della Labronica Corse è pronto a portare i libri contabili in tribunale L’ippodromo potrebbe chiudere i battenti: a rischio bando e futuro dei lavoratori
LIVORNO. L'Ippodromo Caprilli sembra sempre più sull'orlo del baratro. L'angoscia si legge chiaramente negli occhi dei venti dipendenti in cassa integrazione. Insieme alle sigle sindacali, i lavoratori lanciano un ultimo disperato appello. «Il liquidatore della Labronica Corse – annuncia Giuseppe Luongo, segretario Slc Cgil – ha formalmente comunicato di trovarsi in una situazione di gravissima difficoltà economica, per questo abbiamo richiesto un incontro urgente al sindaco e ai vertici dell'amministrazione».
Uno dei circuiti più importanti dell'ippica nazionale è insomma a un passo dalla fine. Un'ipotesi che si fa davvero concreta: il rischio è, in sostanza, che il liquidatore consegni i libri contabili della Labronica Corse Cavalli in tribunale dichiarando fallimento.
«Se così fosse – spiega Paolo De Santi, rappresentante della Rsu – non sarebbe più possibile cedere l'attività in gestione o tentare l'appalto». Q
uesto comporterebbe, oltre alla totale interruzione delle attività, anche la revoca della cassa integrazione per tutti i dipendenti in attesa di una soluzione.
«Dopo un primo momento di attenzione intorno alle sorti del Caprilli – continua Luongo – adesso siamo giunti a una situazione di impasse. L'intero consiglio comunale si era assunto l'impegno di ricollocare i dipendenti, annunciava l'imminente apertura di un bando di gara per salvaguardare al meglio i livelli di occupazione ma poi la questione si è arenata».
Intanto il prossimo 17 aprile scade la cassa integrazione in deroga ai venti lavoratori che nel frattempo sono impiegati a turno per preparare una stagione fantasma.
Lavorano 16 ore settimanali e percepiscono all'incirca 700 euro. Il mondo delle corse dei cavalli dovrebbe riaprire i battenti a giugno: la storica struttura livornese, a due passi dagli scogli dell’Accademia e dalla Rotonda di Ardenza, dovrebbe essere già in fermento con il terreno della pista da battere e le attrezzature da preparare.
Ma per ora non ci sono risorse e i tempi per sbloccare eventuali finanziamenti sono lunghissimi.
«Il liquidatore e l'amministrazione devono rendere chiari i loro progetti – aggiunge Luongo – è nostro dovere restare attaccati con le unghie e con i denti a ogni minima speranza».
«Siamo ancora in tempo – avverte – ma se la stagione non dovesse partire sarebbe davvero la morte del Caprilli. Una struttura così ben situata non può morire, senza contare i lavoratori stagionali e il flusso di denaro che sarebbe interrotto».
I dipendenti continuano a sperare che qualcuno si faccia avanti con una proposta per rendere di nuovo fruibile e attrattiva tutta l'area, collegata al discusso parco della Ceschina.
Finora l'unica manifestazione di interesse è giunta dalla società pisana Alfea, quella che gestisce l'ippodromo di San Rossore e si è occupata della gestione temporanea del Caprilli fino a pochi mesi fa.
La data di pubblicazione del bando di gara non è ancora stata resa nota e il dubbio che serpeggia tacitamente fra i lavoratori è che non lo sarà mai.
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